Domande imbarazzanti

Fonte: Depositphotos

Il primo fronte a cadere, dal momento che piacciono le metafore belliche, è quello dell’ospedale di Carmagnola: troppi pazienti, troppi casi di Covid, bisogna recuperare posti e personale, dunque si chiude il pronto soccorso nelle ore notturne. Fino a quando?

Difficile dirlo, perché come viene fatto sottolineare non siamo in lockdown, l’inverno avanza e dunque non possiamo fare paragoni con la prima ondata che già ci aveva colpiti duramente. Nel frattempo la Regione nomina un nuovo manager che sarà supervisore dell’emergenza Covid: al di sopra dell’Unità di crisi, pare. Accanto all’assessore Icardi oppure lo “commissaria”?

In tutto questo, ci sono domande che avanza il Nursind, uno dei sindacati degli infermieri. Se abbiamo assunto 2.500 tra operatori sanitari e medici, dicono, come mai dobbiamo chiudere le attività ordinarie della sanità per recuperare personale da destinare ai reparti Covid? Tra l’altro, perché si è aspettato adesso per indire bandi a tempo determinato? Come mai non ci sono abbastanza infermieri per eseguire i tamponi?

E riguardo questo, se ci sono venti laboratori attivi in tutta la regione, come mai ancora non bastano per il tracciamento come andrebbe fatto? Se i posti letto negli ospedali, memori di quanto accaduto nella prima ondata, sono stati triplicati come detto, perché le Asl hanno dato disposizioni a tutti gli ospedali di ricavare in fretta e furia i posti necessari?

Tutte domande cui la nostra politica, ne sono certo, darà una risposta. Tranne una, quella a una domanda comune a tutta Italia: cosa si è fatto nei mesi di “tregua” se a oggi il sistema già sta mostrando segni di cedimento, senza che ancora si parli di picco dei ricoveri?

andrea.monticone@cronacaqui.it

 

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