IL REPORTAGE Viaggio tra le rovine del parco della movida

Fluido, Cacao Chalet: i locali del Valentino in mano ai disperati

La Rotonda è stata la prima discoteca a chiudere. Da cinque anni comandano tossici e senzatetto

Aveva due vite, il Valentino. Una diurna fatta di jogging e passeggiate, e l’altra notturna, animata dalla movida. La prima è rimasta – almeno quella – mentre la seconda non c’è più. Un parco che di notte faceva ballare i giovani di Torino e non, adesso è in mano a pusher, tossici e clochard. E i suoi locali, ogni giorno che passa, somigliano sempre più a delle rovine. L’incendio di venerdì scorso al Fluido, a dirla tutta, non ha peggiorato di tanto la situazione. Semmai, ha ricordato di nuovo ai torinesi la pessima salute del loro parco più famoso. Sì perché il Fluido era già chiuso, da un anno e mezzo. Prima la serrata normale, come sempre durante il periodo invernale, a fine 2018. Poi, una volta in procinto di riprendere, ecco la doccia fredda. Il Comune non aveva dato il via libera causa irregolarità edilizie – un classico, in questo parco – e allora tanti saluti alla musica. Anche se è bene ricordare che la concessione era già scaduta nel 2017 e i gestori, fino allo stop finale, erano sempre andati avanti a suon di proroghe. Chi c’è oggi al Fluido? Gli scoiattoli se va bene, i barboni nel caso peggiore e sebbene siano già passati ben tre giorni dall’incendio negli scantinati, nessuno si è premurato di sbarrare gli accessi alla discoteca, che quindi resta alla mercé di chiunque.

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