ROMA

Giacomo Balla dalla luce alla luce: il guru del Futurismo ha 150 anni

La mostra a settembre alla Futurism&Co Art Gallery. Pronto il catalogo di Elena Gigli

"Compenetrazione Iridescente - studio"

«Noi proclamiamo che il moto e la luce distruggono la materialità dei corpi» si legge nel “Manifesto tecnico della pittura futurista del 1910”. Molto più di una frase. Un motto del quale si impossessa, in particolare, Giacomo Balla attraverso una pittura che ama giocare con la luce e il movimento per dominare la propria materia pittorica. Si intitola, appunto, “Giacomo Balla- dalla luce alla luce” la mostra che verrà inaugurata a settembre (data ancora da definire) presso la Futurism&Co Art Gallery di Roma (via Mario de’ Fiori, 68) e che vuole essere un segnale forte di ripresa, dopo il lockdown, nel nome di uno dei più grandi rappresentanti del Futurismo. «Finalmente siamo vicini all’inaugurazione di questa grande mostra che si sarebbe dovuta tenere da aprile – spiega Elena Gigli, curatrice dell’evento insieme con Massimo Carpi -. L’allestimento si protrarrà così al 2021, anno delle celebrazioni dei 150 anni dalla nascita di Balla di cui nessuna città ha ancora parlato». Compresa la sua Torino, almeno per il momento.

Già dalle opere di inizio secolo, si evince nel pittore l’interesse per la luce. “Le vedute di Villa Borghese del 1905 con in fondo il Cupolone e l’eucaliptus, l’ombra che la sua casa-convento fa sul prato al di là della ringhiera, le torri del Museo Borghese illuminate dalla luna, lo scrosciare dell’acqua dalla fontana, il volto della fidanzata Elisa… tutto diventa arte – nuova – immutabile… La luce è il soggetto, il tema, la fonte ispiratrice dell’arte di Giacomo Balla: da fuori entra e si riflette nella realtà che rappresenta. Uno tra tutti è il corpo di Elisa nel pastello del 1908 intitolato Nudo in controluce. Elisa è di spalle, in piedi: la verticalità del corpo femminile illuminato da dietro è rotta solo dal braccio sinistro flesso con la mano appoggiata al fianco mentre sorregge il velo che la copre nella parte inferiore. Il volto, leggermente ripiegato verso sinistra, con lo sguardo verso il basso, chiude in alto con una leggera curva illuminata dalla luce che entra dalla finestra la linea di contorno del corpo in controluce”. Si legge nel testo introduttivo di Elena Gigli – “Rendere la luce è sempre stato il mio studio preferito” – nel bel catalogo dedicato all’evento con scritti anche di Marco Ricci, Roberto Brunelli, Marco De Spirito (traduzioni di Elena Dorigotti; progetto grafico di Luciano Fabale). Si tratta di 87 pagine, divise in sei sezioni, ricche di intuizioni e descrizioni di decine e decine di opere. Si parte, così come accadrà nell’esposizione, dalla prima decade del ‘900 con “introspezione psicologica del volto” e “la luce nel paesaggio naturalistico”, per sfociare negli anni ‘10 nella luce delle cosiddette “compenetrazioni iridescenti” e della “velocità dell’automobile in corsa”. Negli anni Venti troviamo la “nuova sensibilità dell’arte” e l’idealismo e l’ottimismo delle forme del pensiero: la pittura di Balla si avvicina sempre più a forme geometriche e illuminate dal movimento. “È il 1929 quando la luce torna ad essere la protagonista del suo “ritorno alla realtà”: attraverso l’analisi della luce artificiale e dei veli dentro il suo soggiorno, Balla crea delle vere e proprie poesie di luce movimento, arrivando anche a sfruttare il… fumo”. Il percorso si chiude con Il Giocondo, Uomo giocondo, Fumo caffè, del 1940 e con l’Autoritratto del 1947 dove si evince “una nuova sensibilità”.

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