LA MANDRIA

Giletti ancora “Barone rampante”: «Tornare in Rai? Deciderò a breve»

Il giornalista torinese domani (venerdì 21 giugno) leggerà Italo Calvino per “Ad alta voce”

Massimo Giletti è nato a Torino il 18 marzo 1962

Lui “Barone rampante” in un certo senso lo è sempre stato. Certo, meno introverso e alienato di Cosimo dato il suo più che comprovato appeal televisivo, ma misterioso e imprevedibile come lui, sì. Tanto che anche oggi, Massimo Giletti, il giornalista torinese conduttore di “Non è l’Arena”, il programma di attualità tra più amati della tv, reduce da due anni a La7, è di nuovo pronto a “cambiare” il suo albero per cercare ancora una volta stabilità. Abbiamo incontrato Massimo Giletti in occasione del suo arrivo a Torino come ospite di “Ad alta voce” con cui domani (venerdì 21 giugno) alle 18,30 accompagnerà i visitatori all’interno del Castello della Mandria leggendo, appunto, alcune pagine del romanzo che Italo Calvino scrisse nel 1957.

“Il barone rampante” le si addice non trova?
«Trovo eccome, io mi sento molto vicino a Cosimo. Pensi che quando ero bambino costruì una grande casa sull’albero, su un cedro giapponese che mia nonna custodiva gelosamente nel giardino della nostra dimora nella campagna biellese, passai lì i momenti più importanti della mia infanzia».

E anche lei oggi avrebbe voglia di aggrapparsi a una mongolfiera per non tornare più?
«No, adesso sono in un momento di serenità dopo la ribellione seguita alla mia uscita dalla Rai. Ma sa, io non sono in vendita, nessuna cifra mi ha potuto trattenere dal fare ciò che la mia natura di giornalista mi spinge da sempre a fare. E così me ne andai a La7».

E adesso qual è il suo futuro?
«Non ne ho idea, tutto può accadere nelle prossime settimane».

Anche un suo ritorno in Rai?
«Certo, tutto. Così come potrei restare a La7 o andare a Mediaset. Non ho ancora deciso e si saprà solo i primi di luglio, non prima».

Ma è soddisfatto della sua esperienza a La7?
«Certo, molto. Sono stati due anni importanti in cui ho ritrovato la stabilità».

Come trascorrerà l’estate?
«Un po’ di vacanza in questi giorni, tante presentazioni in giro per l’Italia del mio libro edito da Mondadori, “Le Dannate”, e poi, ovviamente, mi rimetterò al lavoro. Settembre non è poi così lontano».

La passeggiata con “Il barone rampante” la riporta a casa, in che rapporto è con Torino?
«Sono uno di quelli che ha lasciato il Piemonte ma che torna sempre molto volentieri a casa sua. Amo Torino, sicuramente farò una delle mie lunghe passeggiate sotto la Mole, lungo il Parco del Valentino, in via Po vicino a palazzo Nuovo dove ho trascorso gli anni dell’Università».

E poi a Torino c’è la sua Juve. Cosa ne pensa dell’arrivo di Sarri?
«La Juventus ha sempre scelto i suoi allenatori non per il gioco, ma per i risultati. Sarri rappresenta una rivoluzione, bisogna avere rispetto della scelta fatta dalla società e stare a guardare. L’importante è vincere».

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