VIA BARBAROUX

Greta, dottoressa delle bambole: così rivivono i sogni delle bimbe

A 31 anni ha aperto una piccola bottega nel cuore di Torino

All’accademia studiava grafica, ma Greta Canalis, 31 anni, già allora aveva chiare le idee sul suo futuro. Lei, in ufficio davanti a un computer, non ci sarebbe mai stata. Allora meglio tuffarsi in un mondo bellissimo, nel quale poter far rivivere i sogni d’infanzia. E’ nata così l’idea di diventare la “dottoressa delle bambole”. E oggi, Greta è la più giovane in Europa a fare questo mestiere. La sua piccola bottega è appena nata e si trova in via Barbaroux, dove la ragazza aveva già fatto apprendistato presso lo storico Balocco, prima di spiccare il volo e mettersi per conto proprio. Greta restaura bambole, peluche, orsacchiotti e tutti quei giochi che hanno riempito gli anni più spensierati di ognuno di noi. E’ apprezzata dai suoi clienti, che le affidano i ricordi più cari. Poi, certo, l’essere nata in una famiglia di artigiani non può che aiutare.

«Mio padre è falegname – racconta – mentre mia sorella è restauratrice e di recente ha curato i lavori alla cappella della Sindone». Buon sangue non mente, verrebbe da dire. Ma riparare bambole è più di un lavoro. «Dentro ci sono i ricordi delle persone – spiega Greta – e ridare vita a una bambola significa mantenere vive le emozioni che ci portiamo nel cuore». La clientela in negozio è varia. Le bambine hanno una sorta di “precedenza”. «Quando mi lasciano la bambola, i loro occhi si riempiono di tristezza. E’ come se si separassero dalla sorellina. Per cui non posso deluderle e devo anche fare in fretta». Ma ci sono anche anziane che arrivano con oggetti che racchiudono storie toccanti. «Una signora mi portò una bambola con indosso i vestitini della figlia, morta quando era piccola. In quegli istanti capisci che stai lavorando a contatto con sentimenti fortissimi».

E pensare che da piccola, mentre giocava nelle campagne della sua Tonengo, nel Canavese, Greta non aveva poi tutta questa grande passione per le bambole. «Mi piacevano, certo. Ma ero come tutte le altre bimbe». Ora, invece, sono parte della sua vita.

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