I padroni violenti di fragili esistenze

Il video diffuso dalla polizia è un po’ sfocato ma sufficiente a mostrare giovani donne che ballano seminude, nell’intento di offrirsi al loro signore e padrone. «Lui», come lo chiamavano tra loro non osando pronunciare il suo nome, tutto poteva all’interno della setta che le aveva rese schiave. Era il ballo delle «bestie», come si definivano tra loro, aggiungendo l’umiliazione al sesso violento, alle pratiche magiche e persino alle torture. Tutto per «annullare l’io pensante» ed essere costrette a vivere isolate dal mondo esterno. Le pedine di un piccolo impero della trasgressione che, da una bella villa con parco in provincia di Novara, spaziava altrove tra Milano e Pavia, come ha accertato la polizia, facendo pure un sacco di soldi. Quasi trent’anni di attività (e due di indagini) che ruotano su questo «Lui», medico malriuscito ma certo abile nella manipolazione di fanciulle e minori, scegliendoli per la fragile personalità e le cospicue sostanze della famiglia. Un tizio, al secolo Edoardo Sacco che assomiglia un poco a Mamma Ebe, al secolo Gigliola Ebe Giorgini di cui scrissi centinaia di pagine negli anni ‘80. Allora fu uno scandalo enorme anche perché lei che si fingeva unta dal Signore ma amava gli abiti firmati, le pellicce e i tacchi a spillo non solo manipolava gli ospiti delle sue comunità, ma usava droghe, punizioni corporali e fors’anche di peggio per razziare le sostanze dei malcapitati. Stesso cocktail, insomma, di droga, sesso e bastone. Con una differenza: Mamma Ebe aveva intitolato i propri ghetti a Gesù Misericordioso, spacciandoli come opere pie, mentre «Lui» ha scelto il basso profilo, nascondendo anche il proprio nome. Lei, che al male non ha mai rinunciato, è diventata un’ abituè delle galere, «Lui» per ora sogghigna ai poliziotti «Son troppo vecchio per finire in galera». Ma il finale della storia è tutta da scrivere.

fossati@cronacaqui.it

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