I talebani dell’animalismo

Fonte: Depositphotos

Penso ancora a quel pastore 60enne di Pavarolo che la settimana scorsa è stato denunciato ai carabinieri di Chieri e incriminato per maltrattamento di animali: trasportava sei pecore sulla Panda, come ogni giorno tanti suoi colleghi in Sardegna e altrove. Dovevano fare 20 km, quelle pecore. A piedi ci avrebbero messo 5 ore sotto il piccante, giungendo stremate. In Panda sono state un po’ strette, ma sono giunte sane a destinazione in 20 minuti. Purtroppo c’è sempre qualche zelante animalista in cerca di “povere bestie”: foto, denuncia, incriminazione. La multa va da 5mila a 30mila euro. Le pecore valgono 100 euro l’una. Non so che gregge abbia il poveraccio, ma anche con la multa minima ne dovrà vendere 60 fra sanzione, avvocato e spese processuali. Ho fatto anch’io, anni fa, un’esperienza simile. Procedevo col vespino a passo d’uomo e il mio lupo, al guinzaglio, mi trottava al fianco. Una zelante madama (una di quelle ciamporgne rifatte che corrono sul tapis roulant in palestra e poi, pur di non fare 50 metri a piedi, mollano il Suv in doppia davanti alla boutique) mi ha visto e denunciato. Processo, avvocato, tempo perso. Mi hanno assolto perché ho prodotto in aula il regolamento della Sas (Società Amatori Shaeferhunde) affiliata all’Enci, dove si legge che tra le “prove di selezione” indispensabili per l’accesso dei pastori tedeschi ai campionati nazionali c’è quella di resistenza, che consiste nel percorrere 20 km ad una velocità di 12-15 Km/h col cane al guinzaglio a destra della bici (secondo il Codice della Strada). Zeus uno, ciamporgna zero. La biondastra ha dovuto pagarmi avvocato e spese, e ben le sta. Peccato che non abbia dovuto vendere il Suv.

collino@cronacaqui.it

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