Ieri l'ultimo commovente atto

Il marinaio disperso e suo papà dopo 75 anni hanno una tomba

LA STORIA LA SUA NAVE FU AFFONDATA NEL 1942 E L’UOMO ERA MORTO D’INFARTO ALLA NOTIZIA

Quel giorno di maggio del 1942, fu un giorno funesto per la famiglia Santopuoli, originaria di Riccia, un piccolo comune in provincia di Campobasso e poi trapiantata in Canavese, a Rivarolo, dove ieri si è vissuto l’ultimo commovente atto. Una storia che va raccontata e che ancora oggi emoziona: quella di un giovane marinaio morto in mare e di un padre stroncato da infarto alla notizia e che oggi possono idealmente riposare nella medesima tomba, dopo oltre 75 anni.

In quel lontano 1942 Rino Santopuoli è imbarcato sulla torpediniera Perseo che naviga nei pressi della Tunisia quando è coinvolta in una battaglia con un sommergibile che l’affonda con un siluro. Nessun superstite. Il papà di Rino, Peppino, non apprende la notizia della morte del figlio dal solito comunicato ufficiale del Ministero della Marina, come accadeva allora, ma la sente attraverso la radio in un bar del paese, dove solitamente si radunavano tutti per il bollettino di guerra che era diffuso alle tredici. Lo shock è tale che Peppino è colto da malore e il suo cuore non regge.

La moglie di Peppino, Carmela Ciccaglione, si trova improvvisamente sola con sei figli da sfamare. Chiede aiuto e bussa alla porta delle suore di clausura del posto che amorevolmente accolgono in convento la donna e le tre figlie femmine. «Mia nonna si trova nelle condizioni di dividere la famiglia ma non si dimentica di sfamare i tre figli maschi che non potevano entrare in convento, così tutti i giorni passava loro del cibo, di cui si privava lei stessa, attraverso le sbarre delle finestre – racconta oggi il nipote Giuseppe Santopuoli -. Tutto questo fino a quando non si apre uno spiraglio, sempre grazie alle suore che prendono contatto con le religiose di Rivarolo, cosi 50anni fa la famiglia si trasferisce in Canavese, dove mia nonna nuore nel 1975».

Ma resta il problema della lontananza dal Molise, dove è sepolto Peppino, l’angoscia dei famigliari di non poter portare un fiore nella tomba di Rino il cui corpo giace in fondo al mare. Nasce così tra i nipoti e l’unica zia rimasta, ormai radicati in Canavese, l’idea di riunire almeno idealmente la famiglia. E finalmente ieri mattina il tutto si è avverato nel corso di una toccante cerimonia nel cimitero di Rivarolo.

Dal Molise, dove si erano recati alcuni nipoti, sono arrivati a Rivarolo in una cassetta i resti di nonno Peppino, che così ora dopo 75 anni raggiunge la moglie e idealmente anche il figlio poiché nella lapide viene posta anche una foto di Rinuccio. Un raggiungimento che commuove Giuseppina Santopuoli, 82 anni, l’unica sopravvissuta di questa triste storia, che assiste alla cerimonia cui assiste anche una delegazione di marinai in congedo. «Ora finalmente abbiamo una lapide dove portare un fiore a nostro zio e siamo felici che finalmente i nostri nonni si siano idealmente riabbracciati. Siamo certi che anche Rino da lassù era spiritualmente qui con noi» dicono ora i nipoti. La cerimonia religiosa è stata officiata, con parole commoventi, dal parroco di Rivarolo don Raffaele Roffino.

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