L’INTERVISTA. Il progetto sulla sicurezza partecipata

IL NOSTRO FORUM. Il “placet” di Nosiglia: «I preti e le parrocchie sentinelle in periferia»

L’arcivescovo ha accolto la proposta del prefetto: «Serve più unità e ascolto nei quartieri difficili»

L'arcivescovo Nosiglia

Un passo oltre il precetto di San Giovanni Bosco, che voleva fare dei suoi giovani «buoni cristiani e onesti cittadini», sulla strada della «Chiesa in uscita» predicata da Papa Francesco e nell’ottica del «camminare insieme» indicata dal suo predecessore Michele Pellegrino, l’arcivescovo Cesare Nosiglia ha risposto con entusiasmo alla proposta di attivare le parrocchie e i sacerdoti della città come “sentinelle” nei quartieri più difficili.

«Essendo ovunque, se sono sollecitati, possono garantire una rete di sostegno e rafforzare così il senso di comunità. Spesso la gente si chiude in se stessa per paura, ma quando si è insieme si può incidere molto di più» spiega monsignor Nosiglia. «Bisogna fare in modo che la comunità dei quartieri sia una “comunità in uscita” come dice Papa Francesco. La Chiesa non dovrebbe solo preoccuparsi di dare contenuti religiosi a chi va in parrocchia, ma di sollecitare quanti la frequentano a farsi promotori di intesa con chi vuole la serenità e la pace. È un aspetto missionario fondamentale. Le persone per bene unite insieme possono far da contrappunto a chi si impone con la forza. I prepotenti, anche se sembrano di più, sono la minoranza».

Monsignore, accoglierà la proposta del prefetto di contribuire a un progetto di sicurezza partecipata attivando i parroci e le parrocchie?

«Sono pienamente d’accordo e avevo già annunciato al prefetto che avrei sollecitato i parroci e la parrocchie a rendersi responsabili e attivi per questo progetto».

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