Il privilegio di imparare

Tornano le lezioni di educazione civica a scuola. O per meglio dire «educazione alla cittadinanza», per citare i firmatari della proposta di legge per il ripristino dell’insegnamento. Un’idea portata avanti da un deputato leghista e che ha ovviamente incontrato i favori del ministro Salvini e di buona parte dello schieramento politico. È buffo: nella mia ingenuità ero convinto che l’educazione civica non fosse mai uscita dalla scuola. Ero convinto che in aula si insegnasse come diventare cittadini e cosa ciò significhi, ossia quel mix di diritti e doveri, di possibilità e responsabilità. «È inaccettabile – ha detto Salvini – che venga messa in discussione la serietà e la onorabilità di chi sta dietro la cattedra» ed è giusto, sacrosanto. Anche se poi è lo Stato stesso che umilia chi sta dietro una cattedra: dagli stipendi degli insegnanti alle elemosine spacciate per assegni di ricerca, salvo poi piangere e lamentarsi per la cosiddetta “fuga di cervelli” (molto spesso tacciandoli di ingratitudine). E sarebbe troppo facile ironizzare sul carico di competenze e conoscenze che questo Parlamento porta in giro… Ma se posso azzardare un consiglio per la didattica, io credo che occorra partire da un concetto base: cittadini si nasce (o almeno così dovrebbe essere per tutti) e lo si diventa. Ciò che è complicato è imparare a esercitare il proprio ruolo di cittadini, con i privilegi che questo comporta, con le responsabilità, ma anche con i diritti che sarebbe legittimo pretendere. E questo avviene solo con la cultura, che è prima di tutto informazione. Un privilegio di cui spesso non si ha contezza.

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