Era stato condannato lo scorso luglio

IN ARIZONA. La grazia di Trump allo sceriffo amico dai metodi brutali

Il presidente degli Stati Uniti aveva promesso di aiutare il suo grande amico e sostenitore Joe Arpaio e così è stato

Ho il piacere di informarvi che ho appena dato il mio pieno perdono allo sceriffo Joe Arpaio, patriota americano di 85 anni. Ha mantenuto sicuro l’Arizona!». L’annuncio del presidente Donald Trump arriva nel bel mezzo di un rally che si disputa a Phoenix. È stato di parola, l’inquilino della Casa Bianca. Aveva promesso di aiutare il suo grande amico e sostenitore e così è stato.

Lo sceriffo Arpaio era stato condannato lo scorso luglio per «disprezzo della Corte» per aver ignorato l’ordine di un giudice federale che lo invitava a smetterla di arrestare le persone esclusivamente sulla base del sospetto di immigrazione clandestina.
Nato in Massachussetts da genitori provenienti dalla provincia di Avellino, Joe Arpaio è salito agli onori della cronaca con l’elezione a sceriffo della contea di Maricopa, in Arizona. A partire da quel momento, si è fatto notare per i suoi metodi poco legali: in particolare, per gli arresti eseguiti senza lo straccio di una prova e per i lavori forzati ripristinati per i detenuti.

Ma il legame quasi fraterno tra Arpaio e il presidente degli Stati Uniti ha permesso allo sceriffo più duro d’America di cavarsela senza conseguenze nonostante abbia calpestato le regole in più di un’occasione. Arpaio è stato infatti tra i primi e più entusiasti sostenitori di Donald Trump quando questi ha iniziato la sua marcia verso la Casa Bianca.

Lo sceriffo dell’Arizona ha appoggiato il tycoon e gli è rimasto accanto per tutto il tempo. Ha partecipato a numerosi eventi elettorali organizzati dallo staff del futuro presidente e soprattutto ha espresso un consenso pieno alla proposta di costruire un muro anti-immisorpresa grati lungo l’intero confine che corre tra il Messico e gli Stati Uniti.

Come se non bastasse, l’anziana “stella” dell’Arizona era stato tra coloro che avevano sostenuto che Barack Obama non avrebbe potuto essere eletto presidente degli Stati Uniti perché non era nato in America. Non è stata pertanto una ritrovare poi Arpaio alla Convention repubblicana che nel luglio 2016 ha ufficialmente investito Trump come sfidante di Hillary Clinton, candidata dei Democratici: in quell’occasione lo sceriffo salì sul palco e rilanciò la sua ricetta del law and order, legalità e ordine.
La costante presenza dell’uomo originario di Avellino accanto a Donald Trump è stata sinceramente apprezzata dal presidente statunitense, che non ha pertanto scordato l’appoggio quasi fraterno dello sceriffo nel momento in cui è intervenuto per concedergli la grazia. Il provvedimento di clemenza a favore dell’anziana “stella” dello Stato dell’Arizona è giunto poi nelle stesse ore in cui il presidente ha firmato la misura che proibisce ai transgender di servire nell’esercito: due provvedimenti paralleli che mirano a rafforzare l’elettorato bianco e conservatore che ha permesso a Trump di vincere la corsa alla Casa Bianca e di occupare lo studio ovale di Washington.
E così Joe Arpaio è salvo. Ma la clemenza concessa da Trump rischia adesso di creare non poche polemiche. E di gettare soprattutto altra benzina sul fuoco in un’America incapace di ritrovare la serenità.

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