La banda Cirio

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Riflettevo sul caso del kebabbaro stangato perché teneva la salsa allo yogurt in un ex-secchio di vernice. Eppure, se ben lavato, quello era un secchio di plastica come un altro, poteva anche andar bene. Non molti anni fa alla mensa del Cottolengo, al Balon, all’ora dei pasti si vedeva in coda sul marciapiede la “banda Cirio”. Era detta così perché i barboni che la componevano avevano in mano una tòla vuota di pelati Cirio, che veniva riempita di minestra a mestolate, come la gavetta in caserma (allora non c’era come oggi il self service con vassoi e piatti) e tanti saluti. Oggi, se andate a vedere le norme igieniche pretese dallo Stato nei ristoranti (con multe di migliaia di euro per chi le viola), penserete di essere in Svezia. Invece siete nello stesso Stato che tollera topi e cinghiali a zonzo per le strade della sua capitale, che lascia crescere le ortiche nelle aiuole, che sopporta nelle sue città mucchi d’immondizia alti fino ai balconi. Così il kebabbaro chiuderà. Lui che non mendicava, non spacciava, non borseggiava e non rubava nelle case, lui che faticava dall’alba a notte fonda per pochi euro e pagava tasse esose, non pagherà più niente, né multe né tasse, e s’arrangerà per sopravvivere. Prima li facciamo entrare a migliaia, poi li stanghiamo. O meglio, li stanghiamo appena mettono la testa fuori. Finché stanno sotto e fanno i vu’ cumprà, i posteggiatori abusivi, i lavavetri, gli accattoni a vario titolo, e persino i ladri, li lasciamo stare. Al massimo li fermiamo e poi li rilasciamo dopo qualche ora, dopo aver loro inflitto multe che non pagheranno mai. Multe scritte, carte inutili come i decreti di espulsione. Avanti così.

collino@cronacaqui.it

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