La barricadera e le madamin

Tav, bilaterale a Bruxelles tra i ministri Toninelli e Borne

In piazza per il Tav «daranno battaglia convincendo disperati, anziani disinformati e madamin salotiere». Come si intuisce Viviana Ferreo, storica barricadera del Movimento No Tav, non ha gradito l’iniziativa di sette signore che, con un briciolo di aplomb sabaudo, non solo si sono dichiarate favorevoli alla Torino-Lione, ma hanno saputo rilanciare il loro pensiero nella grande piazza del web. Al punto di trasformarlo in un appello che in una manciata di giorni è diventato prima un manifesto e poi un vero e proprio comitato. Quello del “Sì” che domani si ritroverà in piazza Castello insieme a un mondo che, cavalcando il Tav, di fatto chiede di far uscire Torino dall’isolamento. Questione di punti di vista, si dirà, mentre fioriscono le scommesse sulla partecipazione («Tanto pioverà», dice qualcuno citando a sbafo Woody Allen), sul futuro del movimento del Sì, sulle alleanze che possono nascere in piazza e via discorrendo. Ma, se posso permettermi, Viviana Ferrero la barricadera di cui sopra, che a Palazzo Civico ha dispiegato con orgoglio la sua bandiera dichiarando che «Torino è una città No Tav», avrebbe almeno potuto evitare di offenderci. Lo dico da anziano, categoria che lei definisce «disinformata» e che – temo – raggruppi una bella fetta di torinesi e non. Me compreso. Salto a piè pari i disperati che forse hanno problemi ben più seri del Tav, e mi soffermo sul termine “madamin” con cui la signora definisce le sette garibaldine del Sì. La lingua piemontese andrebbe usata con più parsimonia. Cara signora Ferrero, bastava definirle per quello che sono: donne. Magari con la D maiuscola visto che preferiscono occuparsi della città anziché dei tè salottieri che le sono tanto antipatici.

fossati@cronacaqui.it

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