La lezioncina del papà mafioso

Ai bambini bisogna dirlo da subito quale è la vera famiglia. Lo dice il manuale non scritto del buon ‘ndranghetista. E certi papà lo interpretano alla lettera, meglio se dopo una serata passata con i compari, spiegando quel bacio tra uomini duri come il vero suggello della fratellanza. «Hai capito perché mi ha baciato in bocca, bambino mio? Lui bacia in bocca i suoi figli. Noi facciamo parte della loro famiglia e non potevamo trovare persone migliori». Non deve stupire se il piccino sorridendo risponde che a lui fa piacere far parte della famiglia e pronuncia orgoglioso «della ‘ndrangheta». Così come si deve smettere di pensare che la penetrazione di questa organizzazione criminale sia esclusivamente un fatto culturale che riguarda classi sociali disagiate.

L’intercettazione telefonica infatti proviene da un’indagine della polizia sui cosiddetti “colletti bianchi”, ossia quei mafiosi di seconda o terza generazione che alla lupara preferiscono i computer e le buone relazioni sociali e finanziarie. Il papà non è un contadino della Sila, usa il doppiopetto, fa il manager e frequenta il bel mondo. Ma non dimentica l’appartenenza criminale e, peggio, la insegna. Sono questi atteggiamenti che provano la pericolosità della ‘ndrangheta che ormai attecchisce anche in realtà dove vi dovrebbe essere un elevato senso civico. Tanto da spingere il direttore dell’anticrimine Francesco Messina a spiegare che la vera minaccia oggi è la capacità dell’organizzazione criminale di incidere a livello economico sulla società. E la prova è negli arresti e nelle denunce contro professionisti, manager e cittadini insospettabili, coinvolti in usura, truffe ed estorsioni partendo da quei fondi pubblici che alle persone normali sembrano inarrivabili. Mentre per la ‘ndrangheta paiono essere pane quotidiano.

fossati@cronacaqui.it

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