La paura e la curiosità

Nadia Toffa (foto da Facebook)

Quanti R.I.P. sui social per Nadia Toffa! Eppure quel “riposi in pace” è già un atto di arroganza dei vivi, o se preferite di speranza. Implica un riposare ‘umano’ del defunto, un riposare a cui l’augurio “in pace” attribuisce la possibilità, tutta umana, di essere disturbato. La sola certezza, invece, è che del dopo non sappiamo niente, e ogni decesso ci morde il cuore perché ci sbatte faccia a faccia con quella morte che cerchiamo in tutti i modi di dimenticare, esorcizzare, ignorare.

Stavolta è toccata a una giornalista televisiva molto nota e ancora giovane, che ha lottato per due anni contro il brutto male. Lo ha fatto parlandone con tutti, telespettatori compresi. Sono scelte. Magari uno lo fa solo per darsi coraggio, per convincersi di essere un guerriero invincibile: lo dico forte, ergo lo sono. Sono scelte. Ci sono altri che lottano in silenzio, come Vialli, contro cancri terribili. Alcuni (sempre di più) ce la fanno. Altri perdono. Anche la stupida polemica che dilaga sui social sulla chemio “assassina” e le “cure alternative” non ha senso.

Basta leggere “Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani, cronaca pignola di una lotta al cancro durata anni, un viaggio in diversi continenti alla ricerca tutte le cure conosciute, radio, chemio, chirurgia, meditazione, medicina ayurvedica, omeopatia, guru… Tutte. Solo quando si rese conto che il suo male era invincibile Terzani capì d’essersi messo in viaggio per curare una malattia che ci colpisce tutti: la paura della morte. La curò a lungo, lui. Nessuno seppe se nel suo intimo la vinse. Però ci andò vicino: tra le sue ultime frasi c’è «Ormai mi incuriosisce di più morire. Mi dispiace che non potrò scriverne».

collino@cronacaqui.it

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