La rivolta di Aurora

Le telecamere non bastano a fermare gli spacciatori e quel mercato di morte che ha trasformato il giardino “Madre Teresa di Calcutta” tra corso Vercelli e corso Giulio Cesare in una tragica narcosala all’aperto. Un anno e mezzo di sperimentazione con dieci impianti di videosorveglianza a riconoscimento facciale non hanno sortito l’effetto di allontanare criminali e tossici da questa area verde ormai preclusa alle famiglie e ai bambini. Una sconfitta delle istituzioni che chi abita nei grandi palazzoni che si affacciano sul quel fazzoletto verde documenta ogni giorno con video e fotografie. La prova che qui, nel cuore di Aurora non si può più vivere. E che serve la repressione dopo un tentativo, ormai inutile, di prevenzione affidata alla tecnologia. Serve un posto fisso di polizia, forse persino una recinzione dell’area che pure, vista da lontano, appare attrezzata per i bimbi ma anche per chi vuole fare un po’ di sport. La tracotanza degli spacciatori e il via vai continuo dei loro clienti ormai ha finito per strappare questo luogo a chi abita nel quartiere. Nessuno osa rompere i pericolosi equilibri instaurati dagli spacciatori, da chi li rifornisce e, immaginiamo, da chi è lì nascosto a difenderli e a sorvegliarli. L’ipotesi che il territorio sia ormai preda della mafia nigeriana, che controlla lo spaccio di eroina e cocaina, è più che plausibile. Dunque occorre il pugno duro, con blitz continui, arresti a catena e, vista la centralità della fornitura di stupefacenti, un’azione di intelligence che consenta di formulare l’accusa di associazione per delinquere per questi manovali al servizio dei padroni della droga. L’unica accusa, detto per inciso, che può tenerli in galera in attesa del processo. Il quartiere invoca sicurezza e fa circolare foto con immagini choc di uomini e donne che si bucano in strada, incuranti di chi passa loro accanto. Una vergogna intollerabile che cancellata.

fossati@cronacaqui.it

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