La vergogna è sulla piazza

C’era una volta la Fiat che fece di Torino la capitale dell’auto. C’era l’Olivetti, un gigante dell’elettromeccanica per anni principale produttore europeo di macchine per scrivere prima di riconvertirsi ai computer. C’era il GFT, il Gruppo Finanziario Tessile che ha lanciato marchi come Facis, Marus e Cora e negli anni ottanta ha confezionato gli abiti di Armani, Ungaro e Valentino. E c’era la Indesit che produceva elettrodomestici con 12mila dipendenti tra None, Rivalta e Orbassano.

Qualche esempio, tra i tanti che negli anni ottanta fecero di Torino la capitale industriale non solo d’Italia, ma forse anche d’Europa. Qui si produceva di tutto. E non solo auto, come qualcuno potrebbe credere, ma anche frigoriferi, abiti griffati, cioccolato sopraffino, macchine da scrivere, computer.

Pensavo a un saggio scritto in quegli anni formidabili proprio ieri mattina mentre aspettavo un amico davanti alla Regione e ascoltavo le grida disperate «Vogliamo lavoro, lavoro, solo lavoro…» degli operai dell’ex Embraco. Il simbolo, tristissimo di una decadenza che ferisce il cuore e accende la rabbia.

Gente che ha perso tutto passando dalla produzione di elettrodomestici per la Whirlpool alla promesse di un branco di masnadieri, con l’imprimatur di ministeri vari. Gente che ha incassato milioni e distrutto sogni e famiglie. I 400 reduci sono senza paga, senza ammortizzatori sociali e senza liquidazione. Peggio ancora, senza nemmeno la possibilità di essere licenziati e accedere all’indennità di disoccupazione.

In quarant’anni non abbiamo perso solo l’aureola di città industriale, ma la dignità. O meglio la capacità, pur in questa crisi maledetta che ha fatto lievitare la cassa integrazione oltre il 700 per cento (dato nazionale!) di garantire la vita e il decoro di un pugno di famiglie. I capitani d’industria di una volta immagino che si vergognino per noi.

fossati@cronacaqui.it

CONDIVIDI
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE
loop-single