L’auto, che sfacelo

Sono ben lontani i tempi in cui potevamo fregiarci del titolo di Capitale dell’Auto. Smarrita in un passato recente di delocalizzazioni, di cessioni e qualcuno dice addirittura di vendite a partner stranieri. Come si mormora di Fiat Crysler nei confronti dei francesi di Peugeot. E ormai di auto è rimasto ben poco se l’osservatorio della Camera di Commercio segnala che la produzione di vetture è calata del 55,2 per cento nel periodo luglio-settembre, mentre quella dei componenti è scesa del 4,6%. Segnali forti, in senso negativo, che trascinano verso il basso il bilancio della produzione industriale piemontese, che registra un segno meno per il quinto trimestre consecutivo, lasciando poche speranze di un’inversione di tendenza di futuro punteggiato da interrogativi anche sulle decisioni che verranno adottate dal partner francese di Fiat rispetto agli stabilimenti torinesi. E di conseguenza sulle ricadute verso l’indotto. Uno stato di crisi ormai purtroppo consolidato che si riassume in una parola: stagnazione. Eppure nel nostro Dna, oltre che nel nostro territorio la scienza dell’auto non ha perso lo smalto, così come non si sono impoverite di tecnologia e di ingegno le nostre imprese. Un patrimonio che andrebbe rivalutato e non affidato solo a chi ora fa finanza, a dispetto delle straordinarie eredità del passato. Serve, ma non solo a parole, un progetto da parte delle istituzioni per rivendicare a Torino, alla sua provincia e al Piemonte le garanzie che meritano. Troppo facile sventolare le bandiere di eventuali avamposti dell’elettrico mentre si cedono i gioielli di famiglia. Le imprese e decine di migliaia di lavoratori hanno i loro diritti e vanno rispettati. Come va onorato il nostro passato

fossati@cronacaqui.it

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