L’autunno caldo diventa rovente

Un milione di cassaintegrati in Piemonte, il 60 per cento in provincia di Torino. I numeri della disfatta sono tutti qui, nell’allarme lanciato da Cgil, Cisl e Uil che lasciano intendere un autunno non solo caldo, ma rovente.

Il Covid ci ha messo lo zampino, ma la crisi che stiamo vivendo è vecchia di anni ed ha raggiunto il suo apice all’inizio del 2020, ancora prima che il virus cinese ci costringesse ad una sosta forzata che ha rotto equilibri già fragili e dato il colpo di grazia ad un sistema produttivo che aveva già la febbre alta e andava avanti a strattoni, senza i necessari aiuti economici e fiscali che venivano richiesti dalle associazioni degli imprenditori.

Il peggio è arrivato quando si è inceppata l’altra macchina che affianca la manifattura, ossia il commercio, il turismo e la ristorazione. Se andiamo a guardare le cifre qui c’è stata la vera batosta lasciando a piedi decine di migliaia di lavoratori, molti dei quali precari. Una fotografia drammatica che potrebbe avere risvolti anche di tensione sociale per cui lo stesso Prefetto Claudio Palomba non nasconde le proprie preoccupazioni.

Senza indugiare in scenari che ci auguriamo di non vivere, di fatto servono risposte certe e immediate, prima che si possano accendere i fuochi della rivolta. Già perché al di fuori dell’emergenza lavoro, si stanno accumulando altre situazioni al limite della sopportazione. Ce lo dicono i cinquemila sfratti previsti per l’ultimo trimestre dell’anno che colpiscono soprattutto le morosità incolpevoli.

Quelle dei poveri, per capirci. Insieme alla crescente domanda di aiuti economici, di pacchi viveri e di sostegni alle famiglie. Mentre aumenta il disagio dei giovani che, almeno in 20mila avrebbero già superato la soglia della povertà. Brutte notizie che contrastano con questa ipotetica pioggia di denaro che la politica sbandiera in Parlamento.

fossati@cronacaqui.it

CONDIVIDI
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE
loop-single