Le fiamme del dubbio

Fiaccole e fiammelle che brillano nella sera, migliaia di piedi che percorrono la distanza tra la chiesa e la casa di Franco, il tabaccaio che qualche notte fa ha sparato contro un ladro, uccidendolo. C’era persino il sindaco di Ivrea, anche se «a titolo personale». Una processione ben più che simbolica, perché va oltre la semplice solidarietà. «Siamo tutti Franco», recitava lo striscione in testa al corteo e la stessa scritta campeggiava sulle serrande e le insegne di alcuni negozi del paese, già dal pomeriggio di ieri. Nella giornata in cui le prime informazioni sull’autopsia condotta sul corpo del ladro già occupavano le pagine on line dei giornali. Dubito che tutti i partecipanti siano stati all’oscuro di questo risvolto, che certo non è ancora un atto d’accusa. C’è da annotare una comunità che voleva esprimere il suo sentimento a una persona che vive un momento non semplice, destinato a complicarsi parecchio a quanto pare, e che sente vicino a sé. Se dobbiamo considerare solo le voci sul Web, direi poi che i dubbi sono ancora meno. Quasi uno sposare in toto la “linea Salvini”, ma quella resta la dinamica dei “leoni da tastiera” e del desiderio di lasciare i propri dieci centesimi di verità ovunque e comunque. Gioco che fa comodo anche a coloro che cercano di mettere il cappello su questa vicenda, senza averne titolo. D’altra parte, nessuno di noi ha gli strumenti per giudicare e forse neppure per accertare i fatti. Per questo c’è la magistratura, è stato già detto, ma giova sempre ripeterlo. Perché comunque la si voglia vedere, il caso di Pavone Canavese farà giurisprudenza, a proposito della cosiddetta legge sulla legittima difesa. Ma gli interrogativi rimarranno e i dubbi, di solito, bruciano molto di più.

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