IL COLLOQUIO Claudio Zanon, direttore sanitario al Valduce

«Le quattro ipotesi per spiegare perché qui si muore di più»

Troppe differenze tra il Piemonte e le altre regioni: «Serviva un coordinamento sulle scelte migliori»

La conferenza stampa delle 18 è diventata un po’ come Radio Londra nel 1943, con il capo della Protezione Civile al posto del “colonnello buonasera” a stilare il quotidiano bollettino di guerra. Il nemico, oggi, è un virus. E in base alle cifre snocciolate ogni sera da Angelo Borrelli dipendono il futuro e gli umori di un intero Paese. Perché se i numeri salgono, hanno imparato gli italiani, il presidente Conte tornerà a parlare alla nazione. E un’altra stretta sarà inevitabile.

Comprendere quei dati a cui, di fatto, oggi è legata la misura della libertà individuale e di impresa, però, non è così semplice. E addentrandosi nelle colonne del resoconto quotidiano diviso regione per regione, balzano all’occhio alcune differenze che è assai complicato spiegarsi. Ci prova Claudio Zanon, direttore sanitario dell’ospedale Valduce di Como, che accetta l’ardua sfida di cercare una chiave di lettura. Partendo dalla colonna più triste della tabella (le riflessioni sono fatte su quella del 23 marzo, ndr), ossia quella rossa dei morti, “incrociata” («visto che la maggior parte della gente, circa il 95%, muore in ospedale») con quanto emerge dalle prime due (ricoverati con sintomi e in terapia intensiva), che sommate danno il totale dei positivi al Covid 19 ricoverati.

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