Le Regioni nel panico

Il governatore Alberto Cirio

L’altro giorno aveva gridato «Io non chiudo il Piemonte», ieri invece in tutta fretta ha disposto il “coprifuoco”. O è decisionismo quello del presidente Alberto Cirio, oppure è panico puro. Come quello che ha preso praticamente tutti gli amministratori di Regioni (e non solo) che stanno facendo segnare record su record di contagi. Il governo, d’altra parte, l’aveva detto chiaramente: un altro lockdown non siamo in grado di reggerlo, sta a voi enti locali trovare le soluzioni (ossia: l’avete voluta l’autonomia?). E in attesa che il governo si rimangi questi propositi, la soluzione è, per cominciare (perché questo sarà solo l’inizio), questa misura drastica con un nome arbitrariamente preso in prestito dal linguaggio militare. Il concetto che deve passare a ogni costo è: state a casa, cari cittadini. Quindi, non andate nei locali, non fate movida irresponsabilmente, non affollate i mezzi pubblici (quelli che gli amministratori di cui sopra non sono stati in grado di aumentare), non mandate i figli a scuola, ché tanto facciamo passare il messaggio ai ragazzi che lo studio è superfluo e basta un video sul pc per sostituire un anno in classe. Intanto gli ospedali saranno convertiti fino al 50 per cento dei loro posti letto in strutture Covid, per le quarantene sono stati affittati gli alberghi perché non si sono trovate altre soluzioni, le Rsa vanno svuotate per recuperare infermieri (da marzo a oggi non c’è stato tempo di assumerne? e anche qualche medico magari?) e via dicendo. L’assessore Icardi, però, presenta un allegro portale per la comunicazione con i cittadini, i suoi sostenitori politici si inventano messaggi sui social per difenderlo dal fuoco di fila delle critiche. E dire che lui, come ricordavano ieri i radicali, sognava l’assessorato all’agricoltura…

andrea.monticone@cronacaqui.it

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