L’età dell’oro dublé

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Ho letto decine di commenti su Colleferro. A parte quelli faziosi che volevano a tutti i costi vederci una matrice fascista, i più ragionevoli incolpavano i modelli violenti della società odierna. Nichilismo, perdita dei valori “alti”, sbriciolarsi di ogni principio di autorità, culto del tutto e subito, film e videogiochi in cui vince chi più ammazza, bullismo, machismo, deresponsabilizzazione, tutto questo sarebbe la causa del “Colleferro style”. Ad esso si contrappone un’astratta età dell’oro, un presunto “c’era una volta” in cui a scuola si leggeva il libro Cuore e i ragazzi erano modelli di obbedienza, generosità e altruismo. Ma ve la ricordate, voi, tutta ‘sta bontà? Mia madre mi picchiava col battipanni, la tata con le ortiche, molti miei compagni venivano presi a cinghiate dal padre, le botte alla moglie erano ammesse dal Codice Penale… Al cinema non ci saranno stati Stallone, Schwarzenegger e Bruce Lee, ma a noi bastavano i film d’indiani per prenderci a pistolettate e cazzotti. Da gagni facevamo le ‘batajòlÈ fra bande, un rione contro l’altro, con prepotenze, provocazioni e botte da orbi. E parlo di Torino, non di Scampia. I politici rubavano miliardi, gli industriali (Ipca, Eternit) ammazzavano consapevolmente gli operai a centinaia, le ragazze stavano attente a girar da sole di notte. Tutta questa bontà del tempo che fu, voglio dire, io non la ricordo. In cambio ho dei nipoti e vedo i loro amici: sono più buoni di noi a pari età. Non si menano. Si aiutano. Magari sono più maleducati, ma il galateo non mi ha mai fregato. Meglio scaccolarsi che accoltellarsi. Per il resto il male c’è sempre stato, al mondo, anche più di oggi. Basta riconoscerlo.

collino@cronacaqui.it

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