L’Ilva e la Tav

Fonte: Depositphotos

Con l’Ilva di Taranto la posta in gioco è altissima. Per il peso che rappresenta sul funzionamento delle industrie italiane e per il fattore umano che interessa oltre ventimila famiglie e semina altro panico non solo nella sconnessa macchina produttiva del Meridione. Anche a casa nostra, in un Piemonte già piegato dalla crisi in cui versano l’industria automobilistica e il suo indotto, la vicenda dell’Ilva non risparmia impianti di trasformazione e lavoratori a Racconigi, a Novi Ligure e persino a Gattinara, investendo imprese satelliti che, come al solito, potrebbero essere tra le prime a pagare il prezzo più salato. Dunque considerare l’Ilva come una faccenda lontana che non ci riguarda, sarebbe un errore gravissimo. Ilva, come la Tav, è un problema nazionale. E non può essere derubricato ad una questione di territorio o di settore industriale. Serve probabilmente, come scrive Dario Di Vico in un suo commento, una larga mobilitazione civile altrettanto incisiva come fu quella che, grazie alle Madamin e ad un consumato esperto come Mino Giachino, fece nascere a Torino il movimento Sì Tav che di fatto ha spostato gli orientamenti negativi del governo allora a trazione giallo verde, ridando un futuro all’opera. Dunque Taranto potrebbe seguire questa strada portando la gente in piazza per creare una piattaforma in cui legare l’ambiente allo sviluppo e diventando il pungolo per imprese e sindacati non solo in Meridione ma in tutto il Paese. D’altra parte sappiamo, come per la Tav, che con l’Ilva si pagano ancora una volta scelte sbagliate, inettitudini e giochi di potere che partono da lontano e con enormi responsabilità della politica. A cui non si può rispondere con il silenzio.

fossati@cronacaqui.it

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