L’EMERGENZA

L’unità di crisi chiude i pronto soccorso a Venaria, Lanzo, Carmagnola, Giaveno

Il personale serve nelle strutture Covid. A rischio anche Moncalieri

Il San Lorenzo di Carmagnola

Due medici e tre infermieri per il turno di notte: poco, pochissimo sulla carta, ma a quanto pare per la nostra macchina sanitaria anche queste poche persone sono diventate un vero lusso. E dunque non è più possibile tenere aperti i pronto soccorso la notte. E in alcuni casi anche di giorno. In Piemonte erano già stati chiusi, dall’altra notte, dalle 20 alle 8, quelli di Ceva e di Saluzzo. E ieri è arrivata la decisione di chiudere i pronto soccorso di Giaveno, Venaria Reale, Nizza Monferrato, Lanzo (che in realtà è un punto di primo intervento), Ceva, Carmagnola e Cuorgnè. Con il forte rischio che il medesimo provvedimento, che la Regione ha comunicato ad Asl e aziende ospedaliere, possa essere preso anche per Moncalieri.

La disposizione è arrivata direttamente dall’Unità di crisi regionale, che ha disposto negli stessi ospedali la sospensione di tutte le attività ordinarie di ricovero e ambulatoriali non urgenti con esclusione di quelle oncologiche. Decisioni, queste, non semplici, perché al Dipartimento malattie ed emergenze effettive devono valutare sia le esigenze della popolazione, ossia calcolare quanti sono, nelle ore notturne, gli accessi in urgenza non legata al Covid, ma anche quelle del personale.

Perché questo è il nodo cruciale: dopo la prima ondata, le nostre strutture hanno la disponibilità di dispositivi di protezione individuale e ventilatori, ma manca il personale, che deve quindi essere trasferito da una struttura all’altra sia per via delle necessità dei nuovi reparti Covid che sono in via di allestimento in tutti gli ospedali, sia delle defezioni tra il personale medico e infermieristico dove si stanno sviluppando sempre più casi di contagio.

Dal Dirmei, l’altro giorno, hanno spiegato la necessità di trovare altri medici, anche dall’estero, per esempio quelli che la scorsa primavera sono arrivati da Cuba per lavorare nell’ospedale allestito alle Ogr, oppure dall’Est Europa. Sembra invece destinato a fallire, questa volta, l’appello a personale già in pensione. Anche in questo caso, durante la prima ondata, in parecchi avevano dato la loro disponibilità, mentre ora sono molti i rifiuti.

La problematica dei pronto soccorso chiusi, comunque, non riguarda solo il Covid, dal momento che molti pazienti dovranno rivolgersi ad altri nosocomi (finendo per intasare anche quelli) o rinunciare a farsi visitare. Cosa che peraltro si sta già riscontrando, soprattutto tra quelle persone che temono di poter contrarre l’infezione al pronto soccorso.

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