Mattanza e selfie

Il post di Sohaib Bouimadaghen

L’imprevedibilità della tragedia si stempera in un attacco studiato nei particolari. E il silenzio di Chiara Appendino che di questa tragedia ha portato la croce, vale più di tante parole.

Chi la conosce ne descrive il pallore per lo shock e il dolore per le vittime innocenti della mattanza dei predoni. Che erano lì, in piazza, travestiti da juventini.

Pronti a fare quello che sapevano fare meglio: rapinare i tifosi, scegliere le vittime più fragili, strappare catenine d’oro e orologi preziosi, arraffare portafogli e denaro.

Una mano al collo e l’altra armata di spray urticante, per stordire e rendere inoffensive le vittime. E hanno colpito, più e più volte, a sinistra e poi a destra del grande schermo che trasmetteva Juve-Real, finale di Coppa.

Animali feroci che sono stati la causa vera di quella catastrofe che ha lasciato sul terreno oltre 1500 feriti e causato la morte di una donna. Li hanno presi, otto arresti di giovani magrebini, quasi tutti di seconda generazione, una banda organizzata. Criminali, non teppisti.

Con persino il sospetto che dietro vi sia stata una vendetta che sfiora il terrorismo, paragonando piazza San Carlo alla Siria.

Lo svela un post su Facebook di uno di loro il 4 giugno che si fa beffe delle vittime: «Una ringhiera vi ha messo in ginocchio, avete calpestato donne e bambini per un petardo….». E poi ancora, una settimana dopo: «troppo debole sto spray hahahahah…».

Nessun pentimento, anzi la sfrontatezza di diffondere selfie e video sui social. Come facevano, d’altra parte, dopo ogni assalto: al concerto di Elisa alle Ogr, al Kfuture Festival al Parco Dora, in una discoteca di Verona e anche all’estero a Francoforte, Parigi, Rotterdam, Amsterdam e Berlino.

Tutti raid commessi dopo la tragedia di piazza San Carlo. E questo la dice lunga sull’efferatezza della banda. Ora l’inchiesta si biforca in due tronconi: le responsabilità amministrative di chi ha organizzato l’evento e il crimine di chi ha scatenato il caos. Responsabilità ben diverse. La vera colpa è lì, nelle mani rapaci, nel gas urticante, nella violenza brutale di quei ragazzi che festeggiano con un selfie.

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