EZIO BOSSO

«Il mio pubblico? Si merita il meglio»

Stasera al Flowers il compositore torinese e la sua Philharmonic Orchestra

Ezio Bosso, nato a Torino il 13 settembre 1971

Un ritorno a casa, un abbraccio che i torinesi ogni volta non vedono l’ora di dare al più amato compositore, pianista e direttore d’orchestra degli ultimi decenni. Un vanto tutto piemontese, Ezio Bosso, che questa sera farà tappa al Parco Certosa di Collegno in occasione del Flowers Festival con la sua Europe Philharmonic Orchestra, la compagine che dirige in maniera stabile. E sarà un’emozione, per il pubblico, per lui. Sono 100.000 gli spettatori che ha conquistato nei migliori teatri con il suo recital per solo pianoforte, considerata la tournée di musica classica più importante della storia italiana. Ezio Bosso è così, non soltanto musica, ma emozioni e pelle d’oca a ogni nota, a ogni sua parola. E adesso ci risiamo.

Ezio Bosso, ancora nella sua Torino in una location molto particolare?
«Tornare a Torino è sempre bello e anche scoprire luoghi per concerti diversi da quelli tradizionali, significa che la sete di cultura in città cresce e cerca nuovi spazi, magari meno ingessati di quelli storici. La gente ha fame di bellezza e voglia di sperimentare nuove strade. L’idea del festival poi mi piace molto e mi piace l’idea di portare il grande repertorio classico in contesti diversi così da far avvicinare anche un pubblico diverso, nuovo, anche digiuno, non ha importanza, da qualche parte bisogna pur incominciare e togliersi la paura, la soggezione che blocca e crea distanza».

Lei e la Europe Philharmonic Orchestra, sarà un’emozione…
«Lavorare con la mia orchestra, fatta di amici vecchi e nuovi, luogo di incontro, studio, ricerca è il mio sogno nel cassetto realizzato. Non potrei chiedere di più. L’orchestra è stata tutta la mia vita ed ogni orchestra è stata una famiglia e un esercizio sociale, lo specchio di una società ideale, che non significa un luogo dove non ci siano conflitti, perché ce ne sono eccome e fa parte della natura umana, ma un luogo dove i conflitti si risolvono con l’ascolto reciproco e con il riconoscimento di una base di valori comuni che uniscono anche nei momenti di contrasto: impegno, dedizione, responsabilità, studio, rispetto della musica».

Che tipo di performance ha in mente?
«La migliore che posso, la migliore che possiamo tutti insieme offrire come sempre, per rispetto verso la musica e verso il pubblico, è una questione di responsabilità verso se stessi e verso il prossimo».

Tutti la cercano, quanti no ha detto in tv?
«Tantissimi, tutti quelli necessari per evitare che io finissi in contenitori tv nei quali mi sarei sentito a disagio e fuori luogo, travisato, incompreso e lontano dall’unico repertorio a cui mi sento di appartenere profondamente e completamente, cioè quello classico».

Come procederà la sua estate? Andrà in vacanza?
«Concerti selezionati, tanto studio e tante prove prima di ogni concerto e alla fine un po’ di relax, magari nelle amate Langhe in campagna dove stiano bene anche i miei cani. Un solo concerto senza la mia orchestra, ma dato che è in un posto unico al mondo, l’Arena di Verona, mi perdoneranno il piccolo tradimento… Poi di nuovo al lavoro, Natale non è poi così lontano e abbiamo una nuova storia di festa da raccontare».

Bosso e il Toro.
«Amore e rispetto, sempre!».

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