Car sharing. Secondo Quattroruote il buco di bilancio delle aziende erogatrici del servizio ammonterebbe a 27 milioni 

Sappiamo che ormai la parola condivisione ha spodestato la parola possesso. Lo sanno anche i ragazzi appartenenti alla Generazione Z: i nati dopo il 1995. Sono sempre di più gli italiani che preferiscono il car sharing all’auto di proprietà e al taxi: 2 persone su 10 vi rinunciano per risparmiare.

Car sharing

Oggi il car sharing ha assunto una posizione rilevante: è considerato al pari dei mezzi pubblici (poco flessibili) e al taxi (più costoso) come alternativa per la mobilità cittadina. Si registra anche un beneficio collettivo: ogni auto condivisa toglie dalla strada fino a 9 vetture circolanti, contribuendo a ridurre il traffico e l’inquinamento.

Nonostante ciò, secondo Quattroruote i cinque principali gestori italiani di car sharing hanno perso 27 milioni di euro nel 2016. Tenuto conto delle flotte di auto di ogni gruppo, la perdita viene stimata intorno ai 4.700 euro per ogni veicolo condiviso circolante nelle nostre città.

Dal punto di vista economico-finanziario, il settore per Drive Now di BMW e Sixt, la Share’ngo della italo cinese CS Group e per i pionieri Car2go (gruppo Daimler) ed Enjoy (gruppo Eni) non appare molto profittevole.

Car sharing

I motivi – spiega Quattroruote – sarebbero relativi ai costi di gestione: a incidere sui bilanci, oltre alla manutenzione e alla riparazione delle vetture, sono i costi dei canoni versati ai Comuni per compensare gli ingressi nelle Ztl e la sosta nelle strisce blu.

Nonostante un giro d’affari di poco superiore a 48 milioni e di un ‘rosso’ di bilancio così elevato, le società di car sharing non sembrano spaventate. I pioneri Enjoy e Car2go intanto continuano l’espansione del servizio nelle città in cui operano (a Torino il servizio verrà esteso alle periferie e ai comuni della cintura).