La corte dell’Unione Europea dichiara Uber un servizio di trasporto

La corte UE ha stabilito che Uber è un servizio di trasporto e quindi gli stati membri devono regolamentarlo come tale. La piattaforma che offre un servizio di messa in contatto con conducenti non professionisti, viene quindi esclusa dall’applicazione della libera prestazione dei servizi, ma anche delle direttive Ue sui servizi e sul commercio elettronico.

Il servizio d’intermediazione di Uber, mette in contatto via app e dietro retribuzione conducenti non professionisti che utilizzano la propria auto per offrire un servizio di trasporto. Questa prestazione “deve essere considerata indissolubilmente legata a un servizio di trasporto e rientrante, pertanto, nella qualificazione di ‘servizio nel settore dei trasporti'”. Non si tratta quindi di libera prestazione di servizi.

Risulta essere quindi compito degli stati membri regolamentarne le condizioni di prestazione, sempre nel rispetto delle norme Ue. La piattaforma Uber crea non solo intermediazione, ma formula anche un’offerta di servizio di trasporto urbano. Quindi Uber “deve essere considerato parte integrante di un servizio complessivo in cui l’elemento principale è un servizio di trasporto” e non un servizio digitale.

La sentenza Ue non comporta cambiamenti in sostanza del servizio erogato da Uber.
In effetti, nei Paesi in cui opera, Uber si comporta già secondo le differenti leggi sui trasporti. L’obiettivo resta quello di espandersi su tutti i mercati europei anche quelli in cui non è ancora presente. Nell’ottica di giungere ad una piena regolamentazione e diffusione del servizio, la piattaforma si impegna a continuare il dialogo in questo senso.

Dalle recenti rilevazioni dell’Eurostat si evidenzia che in Italia sono il 4% delle persone a usare siti web o applicazioni per organizzare un servizio di trasporto online tra privati, contro una media Ue dell’8%.