Musica emergente – Intervista ad Alberto Bertoli/1

Essere figlio d’arte non l’ha aiutato. Ma Alberto Bertoli continua a crederci. Perché, come gli disse suo padre Pierangelo, «nella musica non bisogna avere fretta». In questi giorni presenta il suo Ep, “Il tempo degli eroi”. Si riferisce al presente?«Sì, parlo di quegli eroi esteticamente validi che poi però non valgono niente. Gente senza idee e ideologie».La musica, oltre a farla, la ascolta anche?«Certo, e la compro pure. Sono partito dai classici del passato. Oggi non mi dispiacciono Muse e Coldplay».Dove le vengono le idee?«Io sono caotico di pensiero, e ho bisogno di silenzio. Di solito scrivo in camera da letto».È facile, oggi, fare un disco?«La difficoltà sta nel trovare qualcuno che ti finanzi, che creda in te. Il fatto che io sia figlio di un personaggio famoso dovrebbe teoricamente aprirmi delle porte. Invece ho 30 anni, ed è uscito solo un mio Ep. La discografia subisce batoste incredibili e probabilmente andrà scomparendo a breve».E i dischi? Ci saranno ancora tra 20 anni?«I dischi come li intendiamo noi non credo».Cosa ha imparato da suo padre?«A non avere fretta. Una volta mi disse: “Non ti preoccupare del tempo, perché hai tutto il tempo che vuoi per dire le cose. Basta che le dici belle chiare”».Questa sera, Alberto Bertoli sarà ospite con Daniele Groff della finalissima del concorso “Unplugged Festival”. «Presenterò il singolo “Le cose cambiano”, scritto da Ligabue, di cui prossimamente aprirò due concerti il 13 luglio a Firenze e il 4 di settembre a Bologna».L’appuntamento è per stasera alle 20.30 al Teatro Out Off, biglietti a 15 euro più prevendita.

tamagnone@cronacaqui.it

 

loop-single