FABIO VIALE A PIETRASANTA

«Nei luoghi di Michelangelo per ripartire»

L’artista torinese protagonista della prima mostra a cielo aperto d’Italia: «Presto la mia opera su Rocco Siffredi»

L’arte spiazzante e provocatoria dello scultore torinese Fabio Viale, classe 1975, è stata scelta da Pietrasanta (Lucca) come emblema della prima mostra all’aperto italiana nata dalle costrizioni del post Covid. Piemontese di nascita ma con il sangue “contaminato” dall’eredità degli artisti simbolo del passato ai quali strizza l’occhio, Bernini, per esempio, o Michelangelo, con le cui opere ama giocare – tatuando il David, o colorando di nero il Gesù versione migrante della Pietà -, Viale ha presentato sabato scorso a Pietrasanta la sua ultima opera, Le tre Grazie, dedicata appunto alla libertà negata dal lockdown, nella mostra “Truly” che durerà fino al 4 ottobre.

Si tratta di un viaggio attraverso 20 sculture, le più rappresentative dell’artista. Un’esposizione evento per uno degli artisti più blasonati del panorama internazionale che esordì diciassette anni fa a Torino navigando sul Po con la sua Ahgalla, la barca di marmo resa tanto leggero da potere galleggiare sul Po. Fu un evento di cui si parlò molto. Ma non tanto quanto accadrà nel prossimo futuro quando Viale presenterà al pubblico «una statua su Rocco Siffredi – anticipa – sto collaborando a un progetto con lui, si tratta di un’opera controversa e delicata». Un’opera rigorosamente top secret, legata a una rivisitazione del Fauno in versione Siffrediana. Ma questa è un’altra storia.

Fabio, non poteva mancare la sua interpretazione del lockdown.

«Sì, Le tre Grazie sono la copia di una fotografia che un mio amico, Bat, fece qualche anno fa in Algeria, a Ghardaia. Rappresentano tre donne costrette dietro un burka, simbolo della libertà negata come è successo anche a noi occidentali a causa del coronavirus».

Il Michelangelo torinese nella patria della scultura: è un bel traguardo.

«Frequento Pietrasanta da quando avevo 20 anni. Affittavo un cavalletto in un laboratorio dove facevo le mie prime sculture, cercando di imparare dai maestri artigiani che lavoravano vicino a me. A Pietrasanta ho imparato a scolpire come tanti altri scultori che come me vanno in quei luoghi a caccia di marmi. Per tutti, la Piazza di Pietrasanta è una meta come la Biennale di Venezia, perché si espongono delle opere nel centro mondiale della scultura».

Come ha curato l’allestimento delle opere?

«Quando si partecipa a una mostra pubblica, è meglio non sperimentare. Ho perciò deciso di portare delle opere “facili” per il grande pubblico nella Piazza, mentre altre più “impegnate” nella chiesa antistante».

A Torino questa mostra avrebbe avuto lo stesso significato?

«Sicuramente no, ma temo che Torino abbia altre priorità al momento».

Cosa ha rappresentato per un artista il lockdown, come lo ha vissuto, come è cambiato?

«Personalmente, ho vissuto male la perdita della libertà. Purtroppo, io come tanti mi sento sfiduciato nei confronti delle istituzioni e vedo che le persone vivono ancora con timore e paura il ritorno alla normalità».

Cambierà il suo modo di tatuare le sculture?

«Il mio lavoro è in continua evoluzione. Sperimentando sono sicuro di trovare nuove strade».

La mostra “Truly” è dislocata tra piazza Duomo, la Chiesa e il Chiostro di Sant’Agostino.

CONDIVIDI
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE
loop-single