Ora va all’asta la vita di Giusy

Giusy ha 52 anni, un figlio maggiorenne e un magnifico labrador di nome Gemma. Una vita serena alle spalle fino a quando, come troppo spesso capita ad una famiglia, le cose hanno cominciato ad andare male. Uno scivolo terribile, fino al pignoramento dell’alloggio comprato con mille sacrifici e poi aggiudicato al miglior offerente. Il 14 settembre dovrà consegnare le chiavi e chiudere anche questa parentesi della propria vita. Una storia, tra le tante che racconta la triste agonia di questa nostra Torino, quella che tira a campare con pochi euro, che conosce bene la perdita del lavoro e le economie forzate in attesa di un sussidio che non arriva e che si trasforma nel preludio del licenziamento. Che per Giusy è arrivato con il Covid quando ha perso l’ultima fonte di reddito, quei pochi soldi racimolati facendo le pulizie. Un tassello di quel mosaico terribile che comincia con le cartelle esattoriali, le raccomandate delle banche che chiedono le rate scoperte del mutuo. La fotografia ignorata di un morbo che sta uccidendo migliaia di famiglie e che mostra la punta dell’iceberg con gli appelli delle aste giudiziarie. Dove scivolano via piccoli alloggi di periferia, attici in centro, ville in collina, ma anche capannoni industriali, ristoranti e hotel. Volti anonimi di persone che magari hanno dietro una vita di lavoro e che finiscono per essere spogliati di tutto. Compresi magari i pochi gioielli di famiglia e quadri d’autore. I numeri delle aste raccontano un’escalation terribile, fino ad 84 in un solo giorno, in un turbinio di proprietà e di ricordi. Un’emergenza inascoltata fino ad ora che tuttavia dovrà trovare in questo mito della ripartenza post Covid, una soluzione. la politica che lancia messaggi e fa promesse non può, questa volta, voltare la testa. O, almeno non dovrebbe.

fossati@cronacaqui.it

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