Pagina nera per la città

Criminali e ultrà già avvezzi alla violenza pagati per mettere a ferro e fuoco la città. A cominciare dal centro per poi passare alle periferie facendo leva sulla rabbia e anche sulla disperazione di chi ha perso lavoro e speranze. Insomma vi sarebbe una regia, neanche tanto occulta, dietro gli assalti alla polizia che faceva quadrato attorno a piazza Castello, bersagliata da oltre 200 bombe carta, petardi, pietre, bottiglie usate come clave. Un arsenale quasi militare per creare varchi tra le forze dell’ordine per poi dilagare in tutto il centro, per spaccare e saccheggiare. Quaranta negozi, quasi tutte griffe dell’alta moda, ne hanno fatto le spese, con danni ingentissimi, ma poteva capitare anche di peggio. L’analisi del questore Giuseppe De Matteis mette in evidenza non solo una regia criminale elaborata a tavolino per sfruttare le sacrosante motivazioni della manifestazione contro il governo, ma addirittura l’esistenza di un disegno eversivo. «Non c’era neppure una brava persona tra quelle fermate, ma solo violenti già noti». Una frase che di fatto certifica la strumentalizzazione della piazza e dall’altra evoca cattivi pensieri in questi momenti di grande fragilità sociale. Tornano in mente gli allarmi sul tragico progredire dell’usura, sui movimenti sotterranei della criminalità che offre elemosine in cambio di attività floride fino a ieri. E sulle bande che gestiscono lo spaccio (pressoché azzerato da coprifuoco) e la prostituzione. Senza arrivare a un “grande vecchio” ossia a qualcuno che regge le fila della malavita di casa nostra, c’è da chiedersi quali azioni, non solo di polizia, vadano messe in campo per spegnere sentimenti di odio e di ribellione. Nei quartieri più disagiati, nelle case popolari dove l’occupazione abusiva non si ferma, tra i transfughi dei campi rom accampati chissà dove, potrebbe esserci paglia pronta a prendere fuoco. D’altra parte sappiamo che la povertà sfiora oltre centomila torinesi e che esistono famiglie che sopravvivono con gli aiuti della Caritas. Un panorama complesso dove gli aiuti di Stato sono stati spesso pannicelli caldi, per privati e imprese. Tante, troppe variabili che si innestano su situazioni degradate. Con il rischio, oggi, che ci sia chi è pronto a strofinare sul cemento il cerino della rivolta.

fossati@cronacaqui.it

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