Io in piazza ci vado

Forse Cavour si sta rivoltando nella tomba. Lui che volle il traforo del Frejus con una visione europeista ante litteram, dopo aver convinto il re, si mise a cercare gli operai. Per scavare. In fondo il futuro si fa così, con una idea illuminata e con le risorse necessarie. Meglio ancora se al di là della montagna da bucare trovi pure un socio. Come lo sono i francesi per la Tav. Cavour non aveva soci, ma neppure aveva a che fare con la Commissione costi e benefici sulle grandi opere. Oddio, sui costi il Conte era uno sparviero e guai a fregarlo, sui benefici non temeva confronti: aveva capito bene che quel traforo sarebbe sopravvissuto centinaia di anni. Se no, come ricorda il ritrovato Chiamparino, avrebbe solo allargato la mulattiera. Ora, detto senza offendere il nostro statista, allargare il Frejus sarebbe demenziale, ma non fare la Tav significherebbe condannarci ad un isolamento che non è solo del Piemonte, ma dell’intero nord Italia. I francesi, sottovoce, ci sfottono e ci sbeffeggiano, l’Europa è tanto preoccupata da aver già affidato ad un pool di contabili la penale gigantesca da propinarci in caso di rinuncia. E i torinesi? Chi ci crede, con il loden e la sciarpa sarà costretto ad andare in piazza Castello per far sentire la propria voce. Con le madamin, con Giachino che di trasporti ha dimostrato di intendersene e con tutte, ma proprio tutte, le associazioni di categoria, i sindaci (compresi molti della Val Susa), gli imprenditori, i sindacati. E persino la Lega, dopo che Salvini ha sdoganato l’ipotesi di un referendum. Sarà la solita conta: erano più i No Tav, o il popolo del Si? Francamente l’aritmetica non mi interessa poi tanto. Sulle idee che profumano di futuro invece non mi tiro indietro. Io in piazza ci vado.

fossati@cronacaqui.it

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