Pista 24

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Gucci continua a provocare. Dopo l’indossatrice racchia, ecco i collant smagliati in vendita a 140 euro il paio e i jeans con macchie d’erba fresca a 680 euro. Sold out, tutti venduti in poche ore. Cosa spinge la gente a comprare gli oggetti a un prezzo cento volte superiore al valore reale? La firma. Compri la firma. Il mito è quello. La firma è una pianta di idee annaffiata con la pubblicità finché dà i suoi frutti. Mi ricorda la rivoluzione artistica novecentesca iniziata col Dadaismo (ricordate l’orinatoio di Duchamp?), proseguita con l’astrattismo, la body art, l’instant-art, le performance, sempre alla ricerca della provocazione, in una gara a chi ha l’idea più strana. Ma non basta provocare. Saremmo capaci tutti. A far pagare milioni per la scatola di “merda d’artista” di Piero Manzoni è un collaudato circuito internazionale di galleristi, critici, case d’aste. Anche di fondi d’investimento, perché le opere d’arte “accettate” dal circuito sono un asset finanziario in costante crescita. La banana di Cattelan è una geniale provocazione, una sfottitura di chi è disposto a pagare 120mila dollari una cosa che i visitatori possono mangiare e i vermi divorare, ma può essere sostituita purché sempre firmata da Cattelan. E intanto Cattelan firma e intasca. Anche Gucci provoca, firma e intasca. Siamo all’arte-idea e alla moda-idea. Perché ho titolato Pista 24? Perché non c’entra assolutamente nulla col pezzo. Ma chi l’ha detto che il titolo di un articolo debba rispecchiarne il contenuto? La prassi? La norma? E io le violo, costringendovi a chiedervi perché. Sono io che firmo. Vedete come è facile provocare? Peccato non essere Cattelan per guadagnarci.

collino@cronacaqui.it

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