RICCARDO FOGLI

«I Pooh, Karin e il gossip: la mia verità»

Il cantante toscano si mette a nudo prima del live di stasera al Parco Dora

Archiviata almeno per il momento la parentesi con Robi Facchinetti, Riccardo Fogli di fermarsi proprio non ne vuole sapere. E perché mai dovrebbe. Il cantante toscano nato con i Pooh e poi diventato solista a partire dagli inizi degli anni ‘70 è pronto ad affrontare la sua estate live che questa sera (alle 20,30) lo porterà a Torino, sul palco del Parco Dora, per oltre due ore di concerto e un pieno di musica da cantare a squarciagola. Il suo vasto repertorio, infatti, andrà a completare la lista dei brani più noti dei Pooh per una colonna sonora da vera notte prima degli esami. Roba da fare venire i brividi a quanti negli anni Ottanta e Novanta vivevano le contrastanti emozioni della propria adolescenza. E di emozioni Riccardo Fogli, classe 1947, ne ha vissute davvero tante. Dall’addio burrascoso ai Pooh avvenuto nel 1973, al recente gossip durante la sua permanenza all’ “Isola dei famosi” legato a un presunto quanto falso tradimento da parte di sua moglie Karin. Ma tutto passa se si affronta con il sorriso.

E a lei, Riccardo, il sorriso non manca mai, giusto?
«Sì, esatto. In questo momento poi sono molto felice e mi sento carico, non vedo l’ora di salire sul palco».

Anche per quanto riguarda il rapporto con sua moglie Karin? Archiviata la brutta parentesi?
«Per quanto mi riguarda sì, io sto benissimo, lei, al contrario, ha sofferto molto per le brutte accuse che le sono state rivolte. Non è bello alzarsi al mattino e vedere ovunque, dai media ai social, la propria immagine legata a un falso tradimento. Inoltre noi abbiamo una bambina piccola. Ma siamo uniti, abbiamo superato anche questo. Adesso ci penseranno i legali».

Mai niente di facile per lei. Fu sempre per colpa del gossip che nel 1973 lasciò i Pooh…
«Avevo conosciuto Patty Pravo, iniziammo a uscire insieme. All’inizio anche la band la prese bene, ma quando iniziarono a uscire le prime foto sui giornali in cui io venivo definito come il “leader” della band, qualcosa si incrinò. Per questioni manageriali i Pooh erano solo i Pooh, non ci doveva essere un capo e non ci doveva essere tutto questo gossip. Io mi sentii giudicato, messo alle strette e decisi di andarmene. Io sono un operaio, uno spirito libero, non capivo perché mi si dicesse cosa fare o non fare».

Pensa di avere fatto la cosa giusta?
«E’ andata così, sono fiero della mia carriera e felice di avere ritrovato i Pooh per la reunion. Loro sono i miei fratelli. Siamo nati insieme, Dodi a quei tempi stava crescendo come uno dei chitarristi migliori d’Italia, Roberto iniziava a scrivere brani senza tempo, Stefano si cimentava anche in altri mestieri. Ci siamo ritrovati tutti maturi ma uniti dall’affetto di sempre».

Che concerto vedranno i torinesi stasera?
«Sarà un viaggio nella nostra musica, mia e dei miei fratelli Pooh. Inizierò da “Piccola Katy” fino ad arrivare a “Storie di tutti i giorni” passando per i brani più noti della band. Non mancherà proprio nulla».

Cosa ha significato il suo anno e mezzo con Facchinetti?
«Ho ritrovato il fratello che in realtà non avevo mai perso. Noi siamo gli stessi di sempre solo che mentre prima dormivamo in una camera con due letti e un lavandino, oggi abbiamo una suite a testa in alberghi da capogiro».

Un bel cambiamento, in meglio direi…
«Sì, anche se io ritrovo me stesso solo quando torno nel mio buen retiro in Toscana, Casa Fogli. Lì lavoro dal mattino alla sera a contatto con la natura, fra camminate e nuotate in piscina. Da provare».

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