IL CASO

Il prezzo salato dell’emergenza

Accertamenti dei pm sulla lombarda Synlab

«Siamo nel caos», ammette dietro giuramento di non rivelarne il nome il dirigente di una Asl. E basta guardare le colonne di auto lunghe sette chilometri in attesa di raggiungere un drive in, oppure parlare con uno dei tanti studenti in quarantena che da giorni attendono notizie sul proprio test, per comprendere che la gestione dei tamponi stia sfuggendo di mano. Come se la prima ondata di contagi avesse insegnato poco o niente. E ci si trovasse, oggi come a marzo, a cercare di tappare i buchi con soluzioni di emergenza. Emergenza che, in quel sistema degli appalti stravolto dalla pandemia, fa rima con procedure d’urgenza. Ossia gare fatte in fretta e assegnate in base al criterio del minor prezzo, che però non significa prezzo basso. Per quanto riguarda i tamponi, la gara più importante lanciata da Scr per sostenere le Asl che non riuscivano a soddisfare la domanda da sole, è la 175 del 15 maggio per un importo presunto complessivo di 47 milioni e 328mila euro. Aggiudicata fino al 30 settembre (e poi prorogata fino al 31 dicembre) a cinque fornitori che hanno offerto prezzi unitari per le analisi molto diversi tra loro, con l’ultima classificata che guadagna quasi il doppio della prima, ossia la Fondazione del Piemonte per l’oncologia di Candiolo, che per ogni analisi riceve 30,62 euro. Il secondo classificato è il centro antidoping di Orbassano (poco meno di 50 euro), il terzo Rdi Srl (55 euro), seguito dall’Istituto Zooprofilattico (56,3 euro). Il quinto fornitore (57,9 euro a tampone) è la Synlab Italia srl, una società con sede a Monza che ha vari laboratori in molte Regioni in Italia (ma non in Piemonte), con vari centri, tra cui quello di Brescia. Qui sono state spediti, per esempio, la scorsa settimana, un centinaio di tamponi di alcuni anziani ospiti di una Rsa della Asl To3. E sempre qui sono arrivati tamponi anche dai laboratori analisi dell’Ales – sandrino e da alcune zone dell’Astigiano. «Synlab? Non la conosciamo», affermano due tecnici di laboratorio piuttosto esperti del Torinese. «Non sappiamo chi siano – dice un’altra persona che lavora in provincia di Alessandria – ma ci hanno detto che quando il laboratorio di Tortona è oberato, dobbiamo mandare i test a Candiolo o a Brescia». A Brescia invece, e in Lombardia, la Synlab è molto conosciuta. «È un colosso – racconta una fonte lombarda – e gestiva, in convenzione con la Regione Lombardia, molti centri». A conoscere piuttosto bene l’impresa privata sono i finanzieri di Firenze, che lo scorso maggio, durante la pandemia, hanno indagato un business area manager della società, in concorso con un direttore di laboratorio operativo in Toscana, perché, secondo la tesi dell’accusa, avrebbero commesso il reato di frode, usando un reagente non autorizzato nell’analisi dei tamponi dei pazienti della Regione Toscana, che sarebbe parte lesa nell’indagine. «La società è totalmente estranea rispetto ai fatti contestati», aveva chiarito il Gruppo Synlab, aggiungendo che: «Non sono in contestazione la sicurezza e l’affidabilità dei risultati sui test Covid effettuati da Synlab, confermate anche dagli organi istituzionali indipendenti preposti ai controlli di qualità degli esami». Non la pensa così la procura, e nemmeno il giudice Angelo Antonio Pezzuti di Firenze, che il quattro settembre scorso con un’ordinanza ha interdetto al dirigente dell’area business «di concludere contratti con la pubblica amministrazione per la durata di 12 mesi» e al direttore di laboratorio della Synlab «l’esercizio della professione per un anno». Il gip ha accolto la tesi della procura fiorentina, che scriveva: «La Synlab, benché si impegnasse, nei suddetti contratti, agli accertamenti diagnostici, mediante l’uso di determinati sistemi…utilizzava una sistema reagente macchina non previsto in contratto, e, nella specie, il macchinario ’Starlet della Hamilton’, con un ’kit estrazione Omega’.. . pe r esclusivo uso di ricerca e non avente finalità diagnostica, associato a un kit di amplificazione ’Kh Medical Radi Covid 19 Detection Kit’, non indicati nei contratti stipulati». Il reato sarebbe stato commesso a Firenze dal 2 aprile 2020 al 15 luglio, secondo l’accusa. La Synlab respinge ogni addebito e garantisce che tutto si è svolto in maniera regolare.

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