Quei silenzi ingiustificabili

Il palazzo della Regione Piemonte (depositphotos).

È cominciato tutto con una chiacchiera da bar, o meglio una confidenza. «A una mia amica che voleva prenotare una visita dermatologica, hanno detto che gli ambulatori degli ospedali non le fanno più». Per scrupolo verifichiamo, chiamando il numero verde del Cup (Centro unico prenotazioni). Pigiamo il tasto 1 per le informazioni e dopo 10 minuti di attesa chiediamo conferma. Una voce gentile risponde che non ne sa nulla perché il call center è un servizio esterno. E ci invita a rivolgerci al medico. Pensiamo a una bufala, ma comunque continuiamo la ricerca. E alla fine, da una voce autorevole ci arriva la conferma: gli ambulatori faranno soltanto le visite urgenti, il resto è sospeso e le prenotazioni già fatte saranno annullate. Esattamente come a marzo e aprile, in quella lunga agonia del lockdown. Una decisione che risale a mercoledì, ci dice la nostra fonte, ma che nessuno fino a ieri sera aveva comunicato ufficialmente. Eppure di conferenze stampa, in presenza o virtuali, negli ultimi giorni ce ne sono state a decine. Nazionali e locali. Dunque perché tacere ai cittadini una informazione di servizio che riguarda la loro salute? Proprio a loro già provati dagli allarmi dei virologi e spaventati dai numeri che ogni sera arrivano nelle nostre redazioni? Una risposta che possa giustificare il silenzio noi non l’abbiamo ricevuta. Ma forse la spiegazione sta in alcuni documenti di cui siamo venuti in possesso, a cominciare da quello in cui si dichiara che le ambulanze con i pazienti sono bloccate davanti agli ospedali, per arrivare a quello in cui l’unità di crisi afferma che la situazione nei pronto soccorso è già peggiore rispetto a quella della fase 1. In pratica dichiarazioni che fanno temere che la situazione sia vicina a un punto di rottura.

fossati@cronacaqui.it

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