Ragazzi in camera, la doll è libera

La notizia dell’apertura a Torino per settembre di un bordello il cui “staff operativo” sarà costituito da costose bambole di silicone, merita un commento. Chi ci andrà? Magari tanti, all’inizio, per la curiosità di “provare l’effetto che fa”. Ma non credo che nascerà una clientela assidua e affezionata. Con le tariffe richieste (mezz’ora 80 euro, un’ora 100, due ore 180) si possono ottenere prestazioni superbe da professioniste in carne ed ossa che lavorano in casa, ti offrono il cognachino e magari ti stanno anche ad ascoltare, dopo, se hai le paturnie. Possibile che una bambolona di gomma, muta e ferma, possa sbaragliare il vecchio e confortevole “citofonare Moana”? Io non ci credo. Durerà poco, e non perché i soliti baciapile sessuofobi muoveranno guerra, ma per mancanza di clienti. D’altra parte le bambole costano (le più perfette) 2000 euro. Le vende la stessa organizzazione. Se la faccenda del flamba self-service funzionasse, comprarne 6 e arredare un appartamento costerebbe meno che aprire una latteria, e si scatenerebbe la concorrenza, con tariffe al ribasso. Ma è la tecnica, che intriga. Accoppiarsi con un oggetto, per quanto umanoide, è autoerotismo tecnologico. Come farlo col vibratore. La domanda è: costituisce tradimento? La risposta non è facile. Per molti l’autoerotismo del partner non è un tradimento, anzi, è eccitante. Per altri invece no, sono gelosi persino degli sguardi, della serie “chissà a chi pensa facendolo”. Le corna pensate inquietano gli Otelli come le reali. Andrà a finire che il porcellino beccato ad andare con le bambole piagnucolerà “ti giuro, cara, è solo sesso, non la amo”.

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