Ramadan in pizzeria

La classe festeggia la fine dell’anno con la classica cena in pizzeria, ma uno dei ragazzi fa il ramadan. «Che problema c’è? Ci troviamo alle 22, dopo il tramonto così anche lui può essere dei nostri».

Ed è andata così nella terza A del liceo Einstein di Barriera Milano, frequentata da Redi, 17 anni, italiano di origine marocchina. E la stessa cosa è avvenuta in prima, dove c’è uno dei fratelli di Redi.

L’integrazione in pizzeria, verrebbe da dire. Una storia simpatica, che fa piacere leggere e conoscere.

All’Einstein, d’altra parte, le classi multietniche e la condivisione non sono certo storia d’oggi. E i ragazzi, per i quali il mondo è un posto fin troppo piccolo per i loro sogni e la loro capacità di fare gruppo, danno una lezione agli adulti. «Che problema c’è?» è la giusta domanda, magari posta con un sorriso disarmante.

Già, perché forse siamo noi a stupirci fin troppo. Perché il ramadan se fa notizia è come nel caso del ma- rito che mena (di nuovo, grazie a certi meccanismi giudiziari) la moglie che non vuole essere una schiava.

«Facciamo festa insieme» cantava tanti anni fa Sergio Endrigo, ricordando che i cattolici festeggiano di domenica, i musulmani il venerdì, gli ebrei il sabato, «i parrucchieri il lunedì». Se è la normalità a fare notizia, a sorprenderci, forse qualche domanda sulla nostra società dobbiamo farcela. Grazie ragazzi della terza A, la lezione l’avete data voi a noialtri, cosiddetti “grandi”.

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