Adesso i legali del fotografo puntano alla scarcerazione

RE DEI PAPARAZZI. Il tesoro di Corona è ancora congelato Lui rimane in cella

Il denaro non può essere restituito perché di provenienza illecita

Un'altra immagine dell'ex re dei paparazzi

Dopo la condanna a 1 anno di reclusione subita lo scorso 12 giugno dal Tribunale di Milano per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, per Fabrizio Corona è arrivato nei giorni scorsi un secco “no” da parte dei giudici della Sezione misure di prevenzione del capoluogo lombardo. I togati hanno infatti respinto l’istanza presentata dalla società Fenice, riconducibile proprio all’ex re dei paparazzi, con la quale veniva richiesto il dissequestro di 1.342. 893mila euro per l’adempimento della procedura di r o ttam a z i o ne delle cartelle di Equitalia.

La Procura aveva dato parere favorevole alla revoca del sequestro nella misura di 322mila euro. Denaro che sarebbe servito a Corona per pagare la prima rata delle tasse. Ma la Sezione misure di prevenzione, presieduta dal giudice Maria Rispoli, ha bocciato l’istanza rifacendosi alla « giurisprudenza costante » della Cassazione in base alla quale «nell’ambito del procedimento di prevenzione le somme oggetto di evasione fiscale non possono costituire una fonte lecita di provvista». L’istanza era stata presentata dai legali di Corona, gli avvocati Ivano Chiesa e Luca Sirotti, nell’udienza del 4 luglio. Si era chiesto di scongelare una parte dei contanti che erano stati sequestrati, perché la società Fenice avrebbe dovuto pagare a breve delle imposte. L’udienza era stata poi rimandata per problemi di salute di un giudice al 3 novembre. In quella data, il Tribunale deciderà «nel merito» sulla richiesta di dissequestro che, per adesso, è stata respinta, tenendo anche conto che «non sono state ancora depositate le motivazioni » del verdetto con cui Corona è stato condannato a 1 anno di carcere lo scorso 12 giugno, ma assolto dalle accuse principali, tra cui l’intestazione fittizia di beni.

E a proposito di quella sentenza, occorre ricordare che Fabrizio Corona è stato condannato per via della vicenda legata ai circa 2 milioni e seicentomila euro in contanti trovati in parte in un controsoffitto di un alloggio milanese e in parte in cassette di sicurezza di una banca austriaca. Il collegio, presieduto dal giudice Guido Salvini, ha anche condannato a tre mesi di reclusione la collaboratrice di Corona, Francesca Persi. Per colpa di queste nuove accuse, Corona era quindi tornato di nuovo in carcere lo scorso 10 ottobre mentre si trovava in affidamento in prova ai servizi sociali con la possibilità di scontare condanne già divenute definitive. Alla lettura della sentenza, Corona ha esultato in aula battendo i pugni sul tavolo e dicendo «sì, giustizia è fatta». Sono cadute infatti due imputazioni: l’intestazione fittizia dei beni in relazione ai soldi in contanti e la violazione delle norme patrimoniali sulle misure di prevenzione. L’ex agente fotografico è stato condannato solo per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. «Non sono un criminale e soprattutto non sono e non sarò mai un mafioso » , ha quindi commentato l’ex re dei paparazzi leggendo alcuni foÔ gli contenenti anche una lettera indirizzata direttamente ai giudici. La Dda di Milano, ha insistito Corona, ha fatto soltanto «molto rumore per nulla », con un’altra citazione stavolta shakespeariana, e ciò solo perché arrestare Corona dà «5 minuti di celebrità a tutti ».

OGNI MERCOLEDI’ SU CRONACAQUI IN EDICOLA LA RUBRICA “INNOCENTI&COLPEVOLI”: DUE PAGINE DEDICATE AI PIU’ GRANDI FATTI DI CRONACA NERA NAZIONALI

CONDIVIDI
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE
loop-single