IL FATTO

Reparti pieni, pazienti in coda: «Apriamo ospedali da campo»

Ambulanze in attesa per ore a Cirié, satura l'Infettivologia dell'Amedeo di Savoia

Gli ospedali scoppiano e si preparano allestire strutture modulari in container per ospitare pazienti Covid. «Tende da campo, se necessario» dicono a chiare lettere dall’assessorato alla Sanità, che ha chiesto aiuto anche all’Esercito, mentre solo poche ore prima a Ciriè diverse ambulanze, con pazienti Covid a bordo, si sono trovate ad aspettare per ore all’ingresso del pronto soccorso perché l’ospedale non era in grado di accogliere altri pazienti. E la situazione in tutta la provincia non è migliore, così come in città. A Torino i posti riservati ai malati di Covid, fuori dalle terapie intensive, si riempiono velocemente.

«Posso accettare nuovi pazienti solo se ne dimetto» conferma il direttore delle Malattie Infettive dell’Amedeo di Savoia, Giovanni Di Perri, senza negare l’impressione che altrove le cose non vadano meglio. Davanti ha l’ultimo bollettino. «Gli ospedali si riempiono come nel periodo del lockdown di primavera, solo che allora eravamo tutti a casa – spiega l’infettivologo che per primo ha affrontato il Covid a Torino -. Ora abbiamo un altro problema: il 92% dei contagiati non è ricoverato in ospedale. C’è solo da augurarsi che questa percentuale di persone resti davvero in isolamento a casa». Altrimenti non si può escludere un rapido peggioramento dello scenario complessivo da qui a una settimana.

Gli accessi ai pronto soccorso si contano nell’ordine delle decine dappertutto. Per fare un esempio, nella giornata di martedì al Martini c’erano 45 pazienti Covid in attesa al pronto soccorso, 25 al San Giovanni Bosco. E questo nonostante siano aumentati i posti a disposizione. Al momento il Piemonte ha circa l’8% di positivi ricoverati: 2.016 su un totale di 2.251 posti letto disponibili, anche se la Regione specifica che si potrà arrivare a 5.581 nella peggiore ipotesi.

Che fare prima di quella soglia? Gli ospedali, già da ora, dovranno attrezzarsi per trovare nuove soluzioni ed evitare di chiudere reparti specialistici, secondo un piano diramato dal Dirmei una manciata di giorni fa che, però, sarebbe stato superato dall’impennata di ricoveri in ospedale. La nuova strategia dovrebbe puntare su strutture «nelle pertinenze» di tutti gli ospedali del territorio, così da alleviare la pressione sul personale e scongiurare la conversione di tutti i posti letto, per cui nello scenario peggiore si arriverebbe a superare la soglia massima, fino ad oggi, prevista.

Nella prima epidemia primaverile si era trovata la soluzione delle Ogr, puntando sul primo Covid Hospital della città come supporto ai nosocomi. Ora lo soluzione dovrà essere trovata in modo diverso. Se saranno tende da campo o l’allestimento di nuovi padiglioni, «si vedrà in base a quelle che saranno le esigenze e le disponibilità: sarebbero posti a bassa intensità, quelli per cui è necessario un potenziamento» spiegano dalla Regione. Dai sindacati Anaao Assomed e Nursind è arrivato l’appello a sfruttare gli spazi del Lingotto o le Ogr. Le due sigle avvisano che «l’andamento esponenziale della curva epidemica è preoccupante e la crescita del numero di ricoveri ospedalieri è tale che tra pochi giorni supereremo quelli del picco di aprile».

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