ORA SI INDAGA SULLE VILLE AL MARE I PULEDRI DI RAZZA LE AUTO COSTOSE E TANTO DENARO

FELICE MANIERO Ville, auto, cavalli. Il tesoro del boss finisce in procura

L’EX CAPO DELLA MAFIA VENETA HA DENUNCIATO L’EX COGNATO E IL SUO COMPLICE

Faccia d’angelo il suo tesoro l’aveva nascosto in Toscana. Ville eleganti tra il mare e le colline, auto di lusso e di altissima gamma, cavalli di razza, conti correnti bancari intestati a personaggi fittizi che nella vita di tutti i giorni in realtà non esistevano.

Faccia d’angelo, al secolo Felice Maniero, del suo tesoro ha parlato direttamente con gli inquirenti nel momento in cui ha scoperto che altre persone avevano cominciato a mettere le mani sul suo sterminato patrimonio senza che lui ne sapesse nulla.

Rivelazioni che lo scorso mese di gennaio hanno portato all’arresto di due persone, di due toscani di Fucecchio: il 61enne Riccardo Di Cicco, marito della sorella di Maniero, Noretta, e il 49enne Michele Brotini, il promotore finanziario che avrebbe occultato parte del denaro di Fa cc ia d’angelotrasferendo il contante in Svizzera sottoforma di investimenti finanziari. Temendo che Di Cicco, dopo la separazione da Noretta, volesse tenersi tutto per sé, Maniero ha indicato agli inquirenti quali fossero i beni acquistati con il denaro che lui stesso era riuscito ad accumulare tra la fine degli anni Ottanta e il 1994 grazie al traffico di droga e di armi, alle rapine e ad altri reati commessi in quel periodo. Su questa vicenda, nei giorni scorsi, la Procura distrettuale antimafia di Venezia ha chiuso le indagini e notificato il tradizionale 415bis al dentista Di Cicco e al broker Brotini. Per la magistratura avrebbero riciclato 17 milioni di euro: vale a dire 33 miliardi delle vecchie lire, frutto del tesoro di Maniero.

L’arresto per entrambi è scattato a metà gennaio di quest’anno. Di Cicco è stato inizialmente rinchiuso nel carcere di Belluno e poi trasferito in cella a Tolmezzo, Brotini ha invece trascorso i suoi primi giorni da detenuto nell’istitu to penitenziario di Treviso e poi da lì è stato accompagnato nella prigione di Voghera. Le difese hanno presentato ricorso contro una misura, quella della custodia in carcere, definita da subito decisamente severa, addirittura esagerata. Ma prima il gip Alberto Scaramuzza e poi il Tribunale del Riesame del capoluogo veneto hanno respinto le richieste di scarcerazione e lasciato i due indagati in cella. E qualche tempo dopo anche la Corte Suprema di Cassazione ha respinto un ulteriore ricorso dei legali di Di Cicco e Brotini e confermato la misura per entrambi, definendo le richieste inammissibili.

Quello che è già stato definito da più parti il tesoro del boss della Mala del Brenta consiste in alcuni cavalli di razza, tre ville – la prima a Santa Croce sull’Arno, un’altra a Marina di Pietrasanta, una terza a Fucecchio -, ben 27 automobili di fascia alta – tra cui 8 Mercedes, una Bentley Gt cabrio, due Porsche Cayenne e una Porsche Carrera 911, due Bmw -. E poi, naturalmente, i conti correnti segreti in Svizzera. Nell’ordinanza di custodia cautelare che lo scorso gennaio ha aperto le porte del carcere per Riccardo Di Cicco e Michele Brotini, il giudice per le indagini preliminari Scaramuzza scrive: «Avevano acquistato strumenti finanziari di investimento allo stato non precisati, all’inizio allocati in istituti di credito della Repubblica Svizzera e, attualmente, afferenti a conti correnti riconducibili a Di Cicco» . Ora il tesoro del boss è stato scoperto. E sequestrato.

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