IL CASO SALI

Giustiziato in strada. Il carabiniere ucciso per odio e rancore

Giovanni Sali aveva 48 anni quando fu freddato con due colpi esplosi dalla sua stessa pistola d’ordinanza. A distanza di 5 anni, la morte del militare resta un mistero

Giovanni Sali

Cinque anni senza risposte. Ancora un fitto mistero avvolge la morte del carabiniere di quartiere Giovanni Sali, 48 anni, separato e padre di due figlie, Erica di 25 anni ed Elena di 19, freddato da due colpi esplosi dalla sua stessa pistola d’ordinanza in via del Tempio, un vicolo buio a pochi metri dalla chiesa della Maddalena, non lontano dal centro di Lodi. Un giallo che la procura lombarda non è riuscita a risolvere, nonostante anni di indagini e interrogatori. E che rischia, a questo punto, di essere archiviato. Perché non c’è un testimone che abbia visto ammazzare il carabiniere alle 17.40 del 3 novembre 2012. Solo un paio di persone lo avevano trovato già a terra, con la pistola ancora legata alla sua cintura con il cordino elastico. Le forze dell’ordine avevano passato al setaccio la città. Gli investigatori del Ris avevano cercato anche la più piccola impronta sull’arma. Così come avevano passato frame dopo frame i video delle telecamere di sorveglianza della zona. Tutte, però, troppo lontane dal vicolo buio del rione Maddalena. Tutto inutile. Nessun nome è mai stato iscritto nel registro degli indagati. «Dovrò analizzare la vicenda e studiare il fascicolo del caso Sali – spiega il procuratore capo Domenico Chiaro, alla guida della Procura di Lodi da settembre 2016 -. Per quello che ho appreso, non ci sono piste evidenti da seguire per arrivare alla soluzione della vicenda. A breve dovremo prendere una decisione. La possibilità di archiviare esiste, perché dopo anni di attività non si è raggiunta ancora una soluzione, ma aspettiamo di fare ulteriori valutazioni».

Gli inquirenti, in questi anni, hanno battuto tutte le piste possibili, dal suicidio all’omicidio, ma del colpevole nessuna traccia sul luogo del delitto.

Il pomeriggio del 3 novembre 2012, Giovanni Sali stava compiendo le solite perlustrazioni di servizio. Partenza da via Lodino, poi un giro tra le vie del centro storico, un salto in piazza della Vittoria e quindi ancora verso la chiesa della Maddalena. I due colpi di pistola avrebbero raggiunto Sali attorno alle 17.40. Poco prima di tornare in caserma.

Sul selciato di via del Tempio, accanto al corpo, la polizia scientifica aveva trovato solo un bottone della sua camicia. E sulla saracinesca di un box il foro di un terzo proiettile con l’ogiva caduta all’interno. Non ci sarebbero altre tracce.

Non c’è mai stata un’ipotesi che avesse dominato sulle altre, per questo sin dalle prime battute si era deciso di indagare anche nella vita privata dell’appuntato scelto residente a Cavenago, molto conosciuto in città, con la passione per la caccia, i balli caraibici, e con una nuova donna da poco divenuta sua compagna.

L’autopsia aveva comunque escluso che ci fosse stata una colluttazione, un corpo a corpo, tra il carabiniere e il suo possibile carnefice. Due i proiettili trovati nel corpo del carabiniere, il secondo letale, tra polmone e cuore. Colpi esplosi dalla sua Beretta 92 parabellum che Sali portava sempre alla cintura. I tre colpi erano stati uditi chiaramente da due automobilisti in transito sulla vicina via Indipendenza. E dopo aver bloccato subito le loro auto erano stati i primi a dare l’allarme.

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