IL CASO

Sgozzato ai Murazzi: folle sotto torchio per ore. Rilasciato, ora rischia le querela per autocalunnia

Un uomo avrebbe confessato di essere l’assassino di Stefano Leo, ma la sua deposizione non ha convinto gli inquirenti

Omicidio ai Murazzi. Nel riquadro, Stefano Leo

Lo hanno tenuto per ore sotto torchio. Interrogato perché, a quanto pare, si era autoaccusato del delitto di Stefano Leo, il giovane di Biella sgozzato ai Murazzi lo scorso 23 febbraio. “Sì, l’ho ucciso io” pare abbia detto più volte agli inquirenti.

RILASCIATO NEL CORSO DELLA NOTTE
Alla fine, era da poco trascorsa l’una della scorsa notte, il misterioso individuo che nel tardo pomeriggio di ieri è stato visto entrare nella caserma “Pietro Micca” in via Valfré a Torino, è stato rilasciato.

RISCHIA L’AUTOCALUNNIA
La sua deposizione? Avrebbe fatto acqua da tutte le parti e non avrebbe trovato alcun riscontro tra gli accertamenti effettuati, fin qui, dagli inquirenti. Insomma, si sarebbe trattato “solo” del racconto di un mitomane. Forse un folle, così come ipotizzato dal nostro giornale nel momento di andare in stampa. Ed ora, almeno questa è l’ipotesi più gettonata, quel tipo potrebbe rischiare addirittura la querela per autocalunnia.

UN INDIVIDUO CONFUSO
Tra le tante voci che erano circolate ieri anche quella secondo cui il “sospetto” si fosse costituito ai carabinieri. Soltanto una voce, va ribadito, andata ad aggiungersi a quella della confessione di un individuo che sarebbe apparso particolarmente confuso agli occhi degli investigatori, che avrebbe addirittura detto di parlare con Dio e indicato il luogo in cui avrebbe gettato l’arma del delitto.

L’INTERROGATORIO DEI PM
Di sicuro c’è che a fare le domande, negli uffici dei carabinieri, sono stati i militari del nucleo investigativo, il procuratore vicario Paolo Borgna e il sostituto Enzo Bucarelli che con il suo collega Ciro Santoriello si sta occupando dell’indagine.

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