IL CASO

Si punta su Erbaluce e peperoni per fermare il deposito nucleare

Il Canavese pronto alla “guerra”: «Diventeremo un’altra Valle di Susa»

I peperoni di Carmagnola

«Siamo i territori del peperone e dell’Erbaluce, non vogliamo discariche nucleari». È anche all’insegna dell’enogastronomia la difesa del territorio da parte delle aree del Piemonte “candidate” alla costruzione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Qualche giorno fa, la Sogin, ha diffuso la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) per la realizzazione di un deposito per i rifiuti radioattivi. Nella provincia di Torino le aree ritenute “idonee” sono due: una nel comune di Carmagnola e una tra Mazzè, Rondissone e Caluso. Da qualche giorno, ormai, sindaci, parlamentari e associazioni si sono schierati contro questa decisione. «Ci hanno lasciati da soli, – spiega il sindaco di Mazzè, Marco Formia – i parlamentari fanno dichiarazioni ma qui non si sono visti. È inverosimile che il Piemonte abbia 8 siti idonei e il resto del Nord Italia quasi nulla. Ci stiamo organizzando come Comuni per capire come agire. Voglio un confronto con la Regione e i parlamentari piemontesi, se la nostra Regione deve diventare la pattumiera di Italia almeno lo si dica. Regione Piemonte se ci sei batti un colpo. Siamo una zona agricola, a 800 metri dalla Dora Baltea e siamo considerati idonei ad assumere una struttura del genere. Noi useremo qualunque metodo per bloccare un progetto simile, siamo pronti ad una Valsusa 2».

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