Siamo tutti serpenti

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Nel corso di quest’ennesima crisi politica è tutto un accusarsi a vicenda di incoerenza. I grillini erano stati i primi a denunciare la casta politica “abbarbicata alla poltrona”: «Siete dei morti viventi – urlava Grillo nei suoi show – arrendetevi, siete circondati, apriremo il Parlamento come una scatola di tonno». Poi, una volta eletti, eccoli lì ad accettare qualunque alleato (persino Mastella), qualunque compromesso pur di mantenere la poltrona. «Mai coi comunisti» diceva Di Maio. «Mai coi grillini» gli rispondeva il Pd. Ed eccoli al governo insieme, anche senza maggioranza. Da quando le ideologie e le identità politiche si sono sbriciolate, l’incoerenza è pressoché generale, circolare, contagiosa. La domanda è: che posto dare alla coerenza nella scala dei valori? Nella logica formale il suo contrario, la contraddizione, è segno di sconfitta, ma Nietzche diceva che il serpente, se non può cambiare pelle, muore, e lo stesso accade agli spiriti ai quali s’impedisce di mutare opinione. «Mi riservo con fermezza il diritto di contraddirmi» scrive Claudel. E qui è la fine, perché con questo metro si può arrivare a perdonare (o addirittura ad esaltare) anche l’incoerenza nell’unità di tempo. Non solo, cioè, fare una cosa e poco dopo il suo opposto, ma farle entrambe insieme. Predicare bene razzolando male. I pacifisti che assaltano le ambasciate, i no-global con le Nike valgono quanto Macron che ci bacchetta sull’accoglienza dei profughi e poi li respinge a Ventimiglia. Vale tutto. Pretendiamo lealtà e coerenza dagli altri quando la loro azione non collima con i nostri interessi pratici o ideali, ma quando gli altri fanno lo stesso con noi, citiamo Nietzche.

collino@cronacaqui.it

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