Silenzio, mi gira

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Per chi è del tutto sordo il silenzio assoluto esiste (tremendo come il buio per i ciechi) ma per chi ci sente no. Anche nel chiuso ermetico della camera anecoica dopo un po’ cominciamo a sentire i rumori del nostro corpo che vive: i battiti del cuore, i respiri, il fluire del sangue nelle carotidi, il gorgoglìo della laringe mentre deglutisce la saliva, gli acufeni, i borborigmi intestinali… Figuriamoci in natura, dove oltre alla macchina del corpo in funzione ci sono scricchiolìi, fruscii, ronzii, rumori lontani… Ci sono momenti in cui il silenzio, inteso come assenza di rumori, suoni e parole, “cala”, come a Wimbledon prima di un servizio, o in chiesa durante l’elevazione. Altri in cui ci culla perché assorbe e spalma sui nostri pensieri suoni lievi, gradevoli e continui: il crepitìo del fuoco nel camino, il frangersi del mare, il fruscìo del vento, l’abbaiare di lontani cani… Ci sono silenzi penosi, come quello di un telefono su cui non arriva una chiamata agognatissima, o antipatici come il silenzio-assenso, che è un imbroglio perché attribuisce arbitrariamente un sì o un no a chi tace, magari perché è indeciso o non può rispondere. Infatti se ne giovano i sindacati per drenare i contributi dalle buste paga dei lavoratori. Poi c’è il silenzio-rispetto-omaggio per i defunti (all’arrivo della bara, all’inizio delle partite) in cui si dovrebbe meditare, e invece parte l’applauso anti-imbarazzo. C’è l’ossimoro del silenzio assordante (quello su un argomento che dovrebbe far parlare) e il silenzio eloquente (quando l’assenza di risposta è una risposta). Ce ne sono tanti, insomma, di silenzi, ma quello dei cretini è raro. Loro lo temono, perché fa pensare.

collino@cronacaqui.it

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