Giocatore e dirigente, mentre il papà fa l’allenatore

LA STORIA. Samuel, presidente di soli 19 anni per i sogni dello Sporting Vittoria

Tante idee per il massimo dirigente: "La responsabilità non mi fa paura. Abbiamo tante idee in mente"

Coraggio, lealtà e tanta passione. Questo è il credo dello Sporting Vittoria Torino, nuova realtà di territorio che per la prima volta nella sua storia si affaccia nel calcio dilettantistico. Proprio così, i rossoblù infatti quest’anno hanno deciso d’iscriversi al campionato di Terza Categoria grazie all’energica spinta del dicianovenne Samuel Juliano, senza dubbio uno dei più giovani presidenti in tutta Italia.

Realtà curiosa lo Sporting Vittoria Torino che con questo nome intende omaggiare la direttrice di Samuel, definita da lui stesso sua maestra di vita ed emblema di onestà.

Storia davvero singolare poi per Juliano, fino all’anno scorso giocatore della Virtus Piemonte, compagine quest’ultima che una volta scomparsa ha lasciato a piedi molti ragazzi che hanno appunto deciso di puntare su questa avventura. Campo d’allenamento e partite della domenica disputate in via Tirreno 33, quartier generale del Santa Rita che ha gentilmente concesso il proprio impianto allo Sporting Vittoria di Juliano, non solo presidente, ma tuttora giocatore, coadiuvato quest’anno dal papà Maurizio in veste di allenatore e dai due esperti Francesco Miccoli e Franco Baldino in qualità rispettivamente di vice presidente e direttore sportivo. A raccontarci di questa realtà non poteva che essere proprio Juliano, giovane spavaldo iscritto alla facoltà di scienze politiche che ha come ideale massimo il calcio intriso alla socialità.

Presidente, la nascita dello Sporting Vittoria è frutto di una rivalsa non è vero?

«Proprio così. L’esperienza che ho vissuto io come tanti miei compagni alla Virtus Piemonte è stata tremenda. Tanto è stato il malessere che ci ha spinti a creare un qualcosa di nuovo e tutto nostro. Questa è una società che porta un’ideale ben preciso, ovvero la fiducia in se stessi, è un progetto che sta per nascere, una sorta di calcio 2.0» .

Non è un po’ troppo giovane per un ruolo così importante?

«Amo la politica e ho una visione imprenditoriale della vita. Sono un ragazzo che si butta a capofitto nelle cose, a 16 anni ho avuto l’occasione per andare in una realtà importante come il Varese, ma ho preferito stare vicino alla famiglia pur sognando di sfondare nel calcio. Questa responsabilità mi riempie d’orgoglio, non ho alcuna paura».

Quanto è vantaggioso avere il proprio padre come allenatore?

«Voglio precisare che io nella parte tecnica non entro, sono il giocatore e se il mister, mio papà, vorrà farmi giocare, sarò ben lieto di farmi trovare pronto. Quest’anno abbiamo messo le ali, passione e trasparenza sono i nostri capisaldi, qui la porta è aperta a tutti, nessuno si deve sentire escluso».

 Ci sono novità che bollono in pentola?

«Sì, il 28 agosto abbiamo ultimato l’accordo di collaborazione con l’associazione la Fenice, in presenza del sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto, Roberto Materia. Insieme abbiamo il dovere di portare avanti una serie di progetti con l’intento di creare eventi ed eventuali tornei delle regioni, nello specifico ora in Piemonte e in Sicilia».

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE
loop-single