Il calcio femminile è in costante crescita

L’INCHIESTA. Le signore del calcio che sfidano i maschi e sognano l’azzurro

La più pagata guadagna quanto Higuain in un giorno. Gli attuali regolamenti le escludono dal professionismo

Sono campionesse che giocano con la maglia della nazionale, ma nella vita fanno le studentesse, le mamme, le impiegate. Il loro è un calcio parente povero di quello “grande”, quello dei maschi, se consideriamo che la calciatrice più pagata guadagna in un anno ciò che Higuain porta a casa in un giorno e mezzo (il calcio femminile infatti è parte della Lega nazionale dilettanti, con tetti di ingaggio di 28mila euro annui).

Ben altra situazione rispetto all’estero, dove le atlete guadagnano considerevolmente di più e in alcuni casi, come la bella Hope Solo, portiere della nazionale Usa (protagonista di cronache mondane e giudiziarie) sono autentiche stelle. Adesso però il calcio femminile vuole lanciare la sua sfida al sistema “maschilista”, con l’intenzione di puntare al professionismo e di dare maggiore visibilità a un movimento che, comunque, in Italia conta oltre 23mila tesserate, di cui oltre la metà a livello di under 19. Un movimento in continua crescita.

In attesa del grande salto, per il momento, complice il derby tra Juventus e Torino, ci sono le polemiche del calcio maggiore, con lo spettro di un solco tra le società più ricche (come la Juventus, che ha lanciato la propria squadra femminile per partecipare al primo campionato di A della sua storia) e tutte le altre.

GRUPPO DA SCUDETTO

Per rivaleggiare ai massimi livelli la Juventus Women ha costruito da zero un organico stellare, mettendo a disposizione di un tecnico esperto e preparato come Rita Guarino le otto nazionali A Laura Giuliani, Lisa Boattin, Sara Gama, Cecilia Salvai, Valentina Cernoia, Aurora Galli, Martina Rosucci e Barbara Bonansea e le cinque azzurrine Martina Lenzini, Vanessa Panzeri, Arianna Caruso, Sofia Cantore e Benedetta Glionna, che hanno partecipato ai recenti Europei Under 19. Per non parlare delle cinque straniere, le finlandesi Tuija Hyyrynen e Sanni Franssi, la norvegese Ingvild Landvik Isaksen, l’inglese Katie Zelem e la neozelandese Katie Rood. L’eventuale scudetto sarà un modo per inaugurare con il botto un’avventura che naturalmente non fermerà lì. L’obiettivo della Juventus Women è di crescere e per farlo non ci si potrà limitare ai risultati in campo nazionale. Il mandato dell’amministratore delegato Giuseppe Marotta a Stefano Braghin, Head of Academy of Women Football, è di vincere la Champions League in un triennio.

PROGETTO LEGA FEMMINILE

Come detto, il calcio femminile fa parte della Lnd, con conseguenti vincoli impossibili da superare. Ma un innalzamento della soglia sarebbe auspicabile per riconoscere finalmente la professionalità che meritano ad atlete che lavorano a tutti gli effetti come delle professioniste e per attirare da noi le straniere più forti. L’Olympique Lione, che a giugno si è aggiudicato la sua seconda Champions League consecutiva e la quarta in totale, investe annualmente dai 6 agli 8 milioni di euro. La più pagata della sua rosa è la 26enne Saki Kumagai, difensore anche della Nazionale giapponese, che porta a casa dai 15 ai 20 mila euro netti al mese. I

n Italia non si può invece eccedere il limite fissato e dunque è evidente che per poter ambire a rivaleggiare con le concorrenti continentali sia necessario partire dai regolamenti. La legge numero 91 del 1981 penalizza lo sport femminile, escludendo sostanzialmente le donne dal professionismo. Il progetto della società juventina è dunque di spingere in direzione della creazione di una Lega femminile, indipendente dalla Lnd, che consenta una maggiore autonomia di manovra. In tal modo la forza di attrazione delle campionesse dall’este ro salirebbe esponenzialmente e il calcio femminile tricolore potrebbe finalmente uscire dal limbo in cui è da sempre relegato.

DERBY SENZA PATEMI

L’attualità parla di una squadra che sta preparando con la massima attenzione ai dettagli il debutto in campionato e che sabato scorso ha giocato la prima partita al campo “Ale e Ricky” di Vinovo, offrendosi all’abbraccio dei suoi tifosi. Era il derby di ritorno, contro il Torino di serie B, del primo turno di Coppa Italia e le ragazze di Guarino, dopo il 13-0 di Pianezza, non avevano pressioni di sorta. C’è stato spazio per chi non era stata impiegata all’andata e il divario numerico è stato meno ampio (8-0), con le doppiette di Glionna, Salvai e Rood, il gol di Zelem e l’autorete di Aghem. Un compito agevole, in vista di match certamente più impegnativi.

Ma in casa granata si è superato l’impatto bruciante con l’orgoglio di chi sa di aver dato comunque tutto in campo, ricordando la passione che da sempre muove questa società e che sa di poter contare su alcuni gioielli, come Brigitta Aghem, 23 anni, difensore elegante che “non tira mai via il piede”; oppure la sedicenne Arianna Lombardo, attaccante velocissima, che ha saputo bruciare tutte le tappe. E l’ultima arrivata, ingaggiata ieri: Elisa Ceppari, 19 anni, attaccante proveniente dall’Imolese.

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